Il Papa alla Cei: con sensibilità ecclesiale, controcorrente

Francesco ha aperto la 68° assemblea generale dei vescovi italiani. Forte invito a sconfessare «la mentalità di corruzione pubblica e privata»

Francesco ha aperto i lavori della 68esima assemblea generale dei vescovi italiani. Forte invito a sconfessare e sconfiggere «la mentalità di corruzione pubblica e privata»

La «sensibilità ecclesiale» è «appropriarsi degli stessi sentimenti di Cristo, di umiltà, di compassione, di misericordia, di concretezza – la carità di Cristo è concreta – e di saggezza». A tracciarne un identikit, a 360 gradi, è stato Papa Francesco, che nel suo terzo discorso ai vescovi italiani – pronunciato ieri, lunedì 18 maggio, all’apertura della 68ma assemblea generale della Cei – in dieci minuti molto intensi ha spiegato come la «sensibilità ecclesiale» si sia «indebolita a causa del continuo confronto con gli enormi problemi mondiali e dalla crisi che non risparmia nemmeno la stessa identità cristiana ed ecclesiale». E allora bisogna correre ai ripari, prendendo la parola contro la «corruzione privata e pubblica» e reagendo alle varie forme di «colonizzazione ideologica». Per vincere la sfida, però, è decisivo il versante pastorale: i laici non hanno bisogno di «vescovi-pilota», devono essere capaci di assumersi le loro «responsabilità» in tutti gli ambiti. Non servono convegni che «narcotizzano» le comunità, con documenti astrusi e incomprensibili, ci vogliono «collegialità e comunione» tra diocesi «ricche materialmente e vocazionalmente» e diocesi «in difficoltà». Anche i monasteri e le congregazioni che invecchiano possono diventare «un esempio di mancanza di sensibilità ecclesiale», se non si provvede ad «accorparli prima che sia tardi». «È un problema mondiale», ha detto il Papa a braccio. Appena arrivato nell’Aula del Sinodo, alle 16.20, ha salutato i vescovi «nominati recentemente» e i due nuovi cardinali, Menichelli e Montenegro. Non è mancata una battuta scherzosa, riferita al brano evangelico letto poco prima: «Quando leggo il Vangelo di Marco dico: “Questo Marco ce l’ha con la Maddalena, perché aveva ospitato sette demoni. E poi penso: ma io quanti ne ho ospitati? E rimango zitto”». Dopo il discorso, il Papa si è soffermato “a porte chiuse” con i vescovi per un dialogo fatto di domande e risposte.Andare controcorrente. In un quadro «realisticamente poco confortante», l’analisi del Papa, «la nostra vocazione cristiana ed episcopale è quella di andare controcorrente: ossia di essere testimoni gioiosi del Cristo Risorto per trasmettere gioia e speranza agli altri. La nostra vocazione – ha spiegato Francesco citando Isaia – è ascoltare ciò che il Signore ci chiede: “Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio”. A noi viene chiesto di consolare, di aiutare, di incoraggiare, senza alcuna distinzione – ha proseguito – tutti i nostri fratelli oppressi sotto il peso delle loro croci, accompagnandoli, senza mai stancarci di operare per risollevarli con la forza che viene solo da Dio». È «assai brutto», ha ammonito il pontefice, «incontrare un consacrato abbattuto, demotivato o spento: egli è come un pozzo secco dove la gente non trova acqua per dissetarsi»: di qui la necessità di recuperare «la gioia del Vangelo, in questo momento storico ove spesso siamo accerchiati da notizie sconfortanti, da situazioni locali e internazionali che ci fanno sperimentare afflizione e tribolazione».

No a «corruzione» e «colonizzazione ideologica».
La «sensibilità ecclesiale», per Francesco, «comporta anche di non essere timidi o irrilevanti nello sconfessare e nello sconfiggere una diffusa mentalità di corruzione pubblica e privata che è riuscita a impoverire, senza alcuna vergogna, famiglie, pensionati, onesti lavoratori, comunità cristiane, scartando i giovani, sistematicamente privati di ogni speranza sul loro futuro, e soprattutto emarginando i deboli e i bisognosi». È la sensibilità ecclesiale che «come buoni pastori, ci fa uscire verso il popolo di Dio per difenderlo dalle colonizzazioni ideologiche che gli tolgono l’identità e la dignità umana».Invito all’emancipazione. «I laici che hanno una formazione cristiana autentica, non dovrebbero aver bisogno del vescovo-pilota, o del monsignore-pilota o di un input clericale per assumersi le proprie responsabilità a tutti i livelli, da quello politico a quello sociale, da quello economico a quello legislativo! Hanno invece tutti la necessità del vescovo Pastore!». È un vero invito all’emancipazione quello del Papa, secondo il quale la sensibilità «ecclesiale e pastorale» si concretizza «anche nel rinforzare l’indispensabile ruolo di laici disposti ad assumersi le responsabilità che a loro competono». Anche nelle scelte e nei documenti pastorali «non deve prevalere l’aspetto teoretico-dottrinale astratto, quasi che i nostri orientamenti non siano destinati al nostro Popolo o al nostro Paese ma soltanto ad alcuni studiosi e specialisti: invece, dobbiamo perseguire lo sforzo di tradurle in proposte concrete e comprensibili».

La «collegialità» e i convegni che «narcotizzano». «La sensibilità ecclesiale si rivela concretamente nella collegialità e nella comunione tra i vescovi e i loro sacerdoti; nella comunione tra i vescovi stessi; tra le diocesi ricche – materialmente e vocazionalmente – e quelle in difficoltà; tra le periferie e il centro; tra le Conferenze episcopali e i vescovi con il successore di Pietro». È preciso e dettagliato, l’elenco del Papa, che ha denunciato «un diffuso indebolimento della collegialità, sia nella determinazione dei piani pastorali, sia nella condivisione degli impegni programmatici economico-finanziari. Manca l’abitudine di verificare la recezione di programmi e l’attuazione dei progetti». Ad esempio, «si organizza un convegno o un evento che, mettendo in evidenza le solite voci, narcotizza le comunità, omologando scelte, opinioni e persone». «Perché si lasciano invecchiare così tanto gli Istituti religiosi, Monasteri, Congregazioni?», l’altra domanda del Papa. (M. Michela Nicolais)

19 maggio 2015