Il Papa alla Cei: con sensibilità ecclesiale, controcorrente
Francesco ha aperto la 68° assemblea generale dei vescovi italiani. Forte invito a sconfessare «la mentalità di corruzione pubblica e privata»
Francesco ha aperto i lavori della 68esima assemblea generale dei vescovi italiani. Forte invito a sconfessare e sconfiggere «la mentalità di corruzione pubblica e privata»
No a «corruzione» e «colonizzazione ideologica». La «sensibilità ecclesiale», per Francesco, «comporta anche di non essere timidi o irrilevanti nello sconfessare e nello sconfiggere una diffusa mentalità di corruzione pubblica e privata che è riuscita a impoverire, senza alcuna vergogna, famiglie, pensionati, onesti lavoratori, comunità cristiane, scartando i giovani, sistematicamente privati di ogni speranza sul loro futuro, e soprattutto emarginando i deboli e i bisognosi». È la sensibilità ecclesiale che «come buoni pastori, ci fa uscire verso il popolo di Dio per difenderlo dalle colonizzazioni ideologiche che gli tolgono l’identità e la dignità umana».Invito all’emancipazione. «I laici che hanno una formazione cristiana autentica, non dovrebbero aver bisogno del vescovo-pilota, o del monsignore-pilota o di un input clericale per assumersi le proprie responsabilità a tutti i livelli, da quello politico a quello sociale, da quello economico a quello legislativo! Hanno invece tutti la necessità del vescovo Pastore!». È un vero invito all’emancipazione quello del Papa, secondo il quale la sensibilità «ecclesiale e pastorale» si concretizza «anche nel rinforzare l’indispensabile ruolo di laici disposti ad assumersi le responsabilità che a loro competono». Anche nelle scelte e nei documenti pastorali «non deve prevalere l’aspetto teoretico-dottrinale astratto, quasi che i nostri orientamenti non siano destinati al nostro Popolo o al nostro Paese ma soltanto ad alcuni studiosi e specialisti: invece, dobbiamo perseguire lo sforzo di tradurle in proposte concrete e comprensibili».
La «collegialità» e i convegni che «narcotizzano». «La sensibilità ecclesiale si rivela concretamente nella collegialità e nella comunione tra i vescovi e i loro sacerdoti; nella comunione tra i vescovi stessi; tra le diocesi ricche – materialmente e vocazionalmente – e quelle in difficoltà; tra le periferie e il centro; tra le Conferenze episcopali e i vescovi con il successore di Pietro». È preciso e dettagliato, l’elenco del Papa, che ha denunciato «un diffuso indebolimento della collegialità, sia nella determinazione dei piani pastorali, sia nella condivisione degli impegni programmatici economico-finanziari. Manca l’abitudine di verificare la recezione di programmi e l’attuazione dei progetti». Ad esempio, «si organizza un convegno o un evento che, mettendo in evidenza le solite voci, narcotizza le comunità, omologando scelte, opinioni e persone». «Perché si lasciano invecchiare così tanto gli Istituti religiosi, Monasteri, Congregazioni?», l’altra domanda del Papa. (M. Michela Nicolais)

