Il parroco di Mariupol: «Nessuno farà uscire facilmente i civili»

Padre Tomashewski denuncia la situazione della città: «Durante tutta l’occupazione, i russi non hanno mai permesso a un convoglio umanitario di entrare». Il presidente ucraino Zelensky: «La Russia ha rifiutato la proposta di una tregua per la Pasqua»

Mentre la battaglia per la città portuale di Mariupol sembra entrare in una fase cruciale, con Mosca che proclama la vittoria dichiarandola sotto il suo controllo – a eccezione delle acciaierie Azovstal – e il vicesindaco Sergij Orlav che a Rainews24 parla di «vera e propria menzogna», assicurando che i russi «occupano temporaneamente l’80% della città. La nostra guardia nazionale continua a resistere», l’Agenzia Sir raccoglie l’appello del parroco della città padre Pavlo Tomashewski. La preoccupazione del sacerdote, che ha il carattere della denuncia, è soprattutto per i civili. «Nessuno li farà uscire facilmente – afferma -. Se tutti i civili fossero evacuati, allora sarebbe possibile liberare la città dai russi senza problemi. I russi questo lo sanno e quindi non vogliono mandare via le persone».

La cosa più urgente in queste ore, prosegue, è assicurare l’evacuazione dei civili tramite corridoi umanitari. È di questa mattina, 22 aprile, la notizia del fallimento di quelli in programma per la giornata di ieri e, «a causa del pericolo sui percorsi», scrive la vicepremier ucraina su Telegram, neanche oggi in Ucraina ci saranno corridoi umanitari. Solo un’ottantina i profughi giunti finora a Zaporizhzhia. Degli oltre 400mila abitanti di Mariupol, circa 100mila sarebbero ancora nella città bombardata. Complessivamente, secondo i dati Onu gli sfollati interni in Ucraina dall’inizio dell’invasione russa, il 24 febbraio, sono 7,7 milioni, pari al 17% della popolazione; altri 5 milioni di persone sono fuggiti all’estero.

Chiara ormai la volontà del presidente russo Putin di assediare fino allo stremo i militari asserragliati nell’acciaieria Azovstal, che non intendono arrendersi. Lo dimostrano le dichiarazioni di Svyatoslav Palamar, vice comandante del battaglione Azov che insieme ad alcuni marines dell’esercito ucraino continua la resistenza contro le truppe di Mosca. Intervistato dalla Bbc, alla domanda su quanti ucraini ci fossero ancora nel sito industriale ha risposto: «Siamo abbastanza per respingere gli attacchi». Nei cunicoli sotterranei del dito industriale, ha riferito, ci sono centinaia di civili intrappolati: «Ci sono morti e feriti, qui. Alcuni civili sono intrappolati sotto gli edifici crollati». E tra i bambini, ha aggiunto, ce ne sono alcuni che hanno appena tre mesi.

«Pensate che la gente comune voglia rimanere in quell’inferno?», domanda il parroco di Maiupol. E aggiunge: «Pensateci. Come può la gente comune andarsene? Ci sono bombe che vengono lanciate in continuazione! Andreste con vostro figlio sotto le bombe? Non smettono di sparare. Non permettono alle persone pacifiche e civili di andarsene. E quelli che cercano di fuggire, li mandano in un campo di “filtraggio”! È un posto orribile. È un campo di concentramento, come quello dei tedeschi». Padre Tomashewski riferisce al Sir che «durante tutta l’occupazione di Mariupol, i russi non hanno mai permesso a un convoglio umanitario di entrare in città. Non hanno permesso che un solo autobus entrasse o uscisse dalla città. Vogliono che il reggimento Azov deponga le armi! Quelle persone all’impianto Azovstal sono lì dall’inizio della guerra! E credetemi, hanno bombardato l’impianto Azovstal tutto il tempo, sapendo che i civili sono dentro. Lanciano le bombe più grandi! Sparano dalle navi!».

Nell’analisi del sacerdote, i civili vengono tenuti in “ostaggio”: «Se smettessero di sparare, se lasciassero entrare gli autobus in città per prendere la gente, non ci sarebbero problemi a portare la gente nella città di Zaporizhzhya. Ma non lo fanno. Immaginate: per andare dalla città di Berdyansk alla città di Zaporizhzhya, la gente pacifica deve passare attraverso 25 posti di blocco russi». E racconta dei contatti con alcuni che sono riusciti a fuggire da Mariupol, come una donna sopravvissuta al bombardamento nel teatro – «era lì, ha visto l’orrore» -. Riguardo all’immediato futuro, aggiunge: «Non credo che il nostro esercito sarà in grado di tenere la città per molto tempo. Senza aiuto dall’esterno, è molto difficile. È possibile, ma molto difficile. L’Europa dorme e la gente muore nel nostro Paese per questo. I bambini e le donne stanno morendo. Lo dico sinceramente – conclude -. Sono davvero stanco di tutto questo.  È come gridare in una stanza vuota, sperando che qualcuno risponda. Onestamente, non ho più l’energia. Siete ingenui, volete negoziare. Ditemi, come si può negoziare con gente che ha violentato e ucciso i tuoi figli, distrutto la tua casa, preso tutto quello che avevi? Come si può parlare con loro in modo pacifico?».

Intanto, in un nuovo videomessaggio il presidente ucraino Volodymyr Zelenky, ha annunciato che «sfortunatamente la Russia ha rifiutato la proposta di una tregua per la Pasqua» – che nel calendario giuliano cade domenica 24 aprile – così come richiesto ieri, ancora una volta, da Papa Francesco e dalla Santa Sede, che si sono uniti all’appello lanciato dal segretario generale Onu Antonio Guterres, in accordo con il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina Shevchuk. Nelle parole di Zelensky, «questo dimostra quanto i leader di questo Stato tengano in considerazione la fede cristiana. Manteniamo comunque la nostra speranza. La speranza per la pace e che la vita vinca la morte».

22 aprile 2022