La favola neorealista di Salvatores

In sala dal 21 novembre “Napoli-New York”, realizzato a partire da un soggetto scritto da Federico Fellini e Tullio Pinelli. L’emozione del regista per il suo rapporto con i piccoli interpreti

Napoli, 1949. Sotto le macerie di un palazzo crollato, Celestina, orfana di nove anni, insieme al coetaneo Carmine si imbarca clandestinamente su una nave diretta negli Stati Uniti. Qui comincia un soggetto scritto da Federico Fellini e Tullio Pinelli che Gabriele Salvatores ha preso come base per Napoli-New York, il suo nuovo film in sala dal 21 novembre. Secondo alcune testimonianze i due autori italiani hanno buttato giù questo trattamento prima dell’esordio alla regia del riminese (quindi prima di Luci della ribalta, coregia con Alberto Lattuada, 1950). Del resto agli inizi l’attività di Fellini è densa di collaborazioni, molte proprio con Tullio Pinelli, piemontese del 1908, scritte talvolta in fretta e senza pensare a una realizzazione.

Salvatores ha pensato che poteva essere un ottimo soggetto da portare su grande schermo. Nel procedere del racconto, i due bambini, sbarcati in America con uno stratagemma per aggirare i controlli di frontiera, si mettono alla ricerca di Agnese, sorella maggiore di Celestina già partita per gli States per raggiungere un soldato che le aveva promesso di sposarla. Non la trovano all’indirizzo indicato e da qui prende il via una serie imprevedibile di disavventure che coinvolgono anche il commissario di bordo della nave, Domenico, un ufficiale burbero ma dal cuore d’oro. Ora i bambini sono i veri protagonisti del film.

Qui Salvatores, nato a Napoli nel 1950, recupera l’emozione del suo rapporto con i piccoli interpreti. Esordiente al cinema nel 1983 (Sogno di una notte di mezza estate), autore da allora di una ventina di lungometraggi, vincitore di un Oscar per Mediterraneo nel 1991, ha dato almeno due prove di grande padronanza nel gestire i minori con il bellissimo Io non ho paura (2003) e con Il ragazzo invisibile (2018).

Nel ripercorrere i temi che continuano a ispirarlo, dice Salvatores: «Il viaggio, l’altrove, la solidarietà hanno dato molta ispirazione ai miei film. Ho lavorato spesso con i bambini, provandone sempre tanta gioia. I bambini non “recitano”, vivono davvero quello che stanno facendo, come si trattasse di un gioco molto serio». Ma si diceva del sapore di neorealismo che ha il testo di Fellini e Pinelli. È vero, c’è un’idea di favola nel racconto ambientato un po’ a Napoli un po’ nell’America della Little Italy tra povertà, la miseria del dopoguerra, e difficoltà della sopravvivenza. Così Salvatores ha buon gioco nel rivestire il racconto di toni gentili, commoventi, dove il dolore dei piccoli è pronto a far sgorgare qualche lacrima di commozione.

Se qualche cedimento fa capolino, è importante che l’impianto del film regga, ben motivato anche dalla presenza di due adulti di forte presenza come Pierfrancesco Favino (il commissario di bordo) e Anna Ammirati (sua moglie). Film importante come recupero di una presenza dimenticata di due nomi di peso del cinema italiano.

11 dicembre 2024