La politica italiana piange Arnaldo Forlani, leader Dc e uomo di governo

Si è spento a Roma, a quasi 98 anni. Fu presidente e vicepresidente del Consiglio, ministro degli Esteri, della Difesa e delle Partecipazioni statali. La candidatura al Quirinale nel ’92

È morto nella sua casa di Roma, a quasi 98 anni, Arnaldo Forlani, ex leader della Democrazia cristiana, di cui è stato segretario nel quadriennio 1969-1973 e poi dal 1989 al 1992, negli anni del Caf, l’acronimo che giornalisticamente indicava il triangolo del potere politico costituito da Forlani insieme a Giulio Andreotti e Bettino Craxi. Nato a Pesaro l’8 dicembre 1925, è stato a lungo presidente del Consiglio nazionale della Dc. Candidato alla presidenza della Repubblica nel 1992, trovò opposizione all’interno del suo stesso partito.

Dal 18 ottobre 1980 al 26 giugno 1981 è stato presidente del Consiglio guidando un quadripartito formato da Dc, Psi, Psdi e Pri. Il suo governo consentì alla Dc di ritrovare la sua unità interna, anche se Forlani dovette affrontare una serie di difficili prove, dal terrorismo che continuava a colpire gli uomini di spicco della Dc all’attentato a papa Giovanni Paolo II, fino alla sconfitta del referendum sull’aborto e allo scandalo della loggia P2, che lo portò alle dimissioni. Nuovamente segretario Dc alla fine degli anni ’80, gestì la lunga crisi scaturita dalla caduta del governo De Mita, il 19 maggio 1989, e protrattasi fino al mese di luglio, quando nacque il sesto governo Andreotti, con la stessa maggioranza. Era la nascita dell’asse politico tra Craxi, Andreotti e Forlani – il Caf, appunto -, che fu il perno della politica italiana per la restante parte della legislatura fino alle elezioni del 1992.

Il 1992 per l’Italia fu anche l’inizio di Tangentopoli, con le inchieste della Procura di Milano che colpiranno prima il Partito socialista italiano e poi la Democrazia cristiana, determinandone la crisi, fino alla dissoluzione. In questo clima si tennero le elezioni politiche del 5 aprile 1992, che videro la Democrazia cristiana perdere quasi il 5% alla Camera e la nascita dell’ultimo quadripartito guidato dal socialista Giuliano Amato. Finiva l’esperienza del Caf e la stessa carriera di Forlani, sconfitto dai franchi tiratori nella corsa al Quirinale, costretto alle dimissioni da segretario e poi sottoposto a procedimenti giudiziari nell’ambito dell’inchiesta Mani pulite. Nell’ottobre 1992 le dimissioni da segretario Dc e la scelta di proseguire l’attività di deputato in modo defilato, fino a non si presentarrsi alle elezioni politiche del 1994 dopo una permanenza nel Parlamento durata per nove legislature, dal 1958. Nel processo Enimont Forlani ricevette un avviso di garanzia e venne condannato a due anni e quattro mesi di reclusione per finanziamento illecito. Pena che fu sostituita con l’affidamento al servizio sociale ed espiata attraverso la collaborazione con la Caritas.

7 luglio 2023