La preghiera dei profughi ucraini accolti da Sant’Egidio

Nel giorno della Pasqua per ortodossi e cristiani d’Oriente, il “Moleben”, a Santa Maria in Trastevere. «Il Signore è sceso nell’inferno di Mariupol, Bucha e Irpin per portare la luce della vita»

I profughi ucraini accolti dalla Comunità di Sant’Egidio – per lo più donne e bambini -, i volontari e alcune famiglie che li ospitano. In tutto circa 500 persone hanno riempito la chiesa di Santa Maria in Trastevere, domenica 24 aprile, per il “Moleben”, solenne preghiera di intercessione che nel giorno della Pasqua per gli ortodossi e i cristiani d’Oriente è stata rivolta al Cristo Risorto.

Raccoglimento, commozione e un coro ucraino che intonava i canti di una festa segnata dal dolore della guerra, iniziata esattamente due mesi prima, ma, al tempo stesso, dalla speranza che torni presto la pace. «Il Signore è sceso nell’inferno di Mariupol, Bucha, Irpin per portare la luce della vita e la risurrezione – ha detto nell’omelia padre padre Andriy Vakhruschev -. Non c’è Pasqua senza il venerdì santo, senza la passione. Sentiamo nel nostro cuore il dolore, ma il dolore passerà: noi crediamo che tutto può cambiare e speriamo presto», ha aggiunto.

Dopo la preghiera, il tempo della condivisione e della festa, con il pranzo pasquale nei locali della basilica: «Antipasto, ravioli, polpette al sugo e, soprattutto, tante uova colorate, nel segno della tradizione ortodossa», riferiscono dalla Comunità di Sant’Egidio.

26 aprile 2022