Lo spazio della Misericordia è qui

La creazione pensata e realizzata da Dio è la “punta dell’iceberg” di quella Misericordia divina che crea fuori di se solo per amore

La creazione pensata e realizzata da Dio è la “punta dell’iceberg” di quella Misericordia divina che crea fuori di se solo per amore

Il tempo rischia di essere un concetto vuoto se non si “esplicasse” in uno spazio. Lo spazio ed il tempo sono le due coordinate principali della vita, della realtà, del creato. È difficile concepire una realtà dove lo spazio ed il tempo non ci diano le coordinate, i confini ma, sopratutto, significato. Se, come abbiamo già visto, il tempo può dirci qualcosa sulla misericordia, possiamo ora considerare lo spazio, i luoghi fisici, geografici come vie preferenziali per comprendere la Misericordia di Dio.

Nel racconto della creazione non è difficile rintracciare l’intenzione divina nel voler “costruire” un luogo, uno spazio, dove convivere con l’uomo. Il Paradiso (il giardino) è un posto dove è possibile per Dio e per gli uomini “passeggiare” insieme, vivere in armonia, essere una famiglia. Gli spazi, i luoghi che Dio crea, in origine sono pensati come spazi offerti, donati, portatori di una misteriosa armonia in cui l’uomo può trovare non solo la sua casa, ma la sua stessa ragione di essere, la sua unità con l’altro, la sua unione con Dio.

La creazione pensata e realizzata da Dio è la “punta dell’iceberg” di quella Misericordia divina che crea fuori di se solo per amore. L’amore, quello vero, porta in se l’esigenza della libertà, del dono, ed un dono può essere, nella libertà, accettato, condiviso ma anche trasfigurato, rifiutato o distrutto.

Dopo la caduta, la frattura fra Dio e gli uomini, lo spazio del creato rimane, comunque, uno spazio che Dio dona agli uomini per ritrovare misericordia anche se con fatica. Spazio che rimane elemento essenziale per pellegrinare di nuovo verso un Padre che continua a cercare i suoi figli (“dove sei?” Gn 3,9), e per i figli luogo di incontro con un Padre che mai ha smesso di cercali (Lc 15,4-7)

Certo, la natura può essere ostile, il deserto può uccidere, i mari annegare, le montagne crollare, ma c’è da osservare come tutta la bellezza del creato può parlare dell’amante, il deserto far risuonare la parola giusta ed il battito del cuore, i mari possono cantare l’infinito dietro l’orizzonte ed il mistero della profondità, le montagne possono, addirittura, dare una casa a Dio dove andarlo a trovare (Ct 2,8-17). Insomma, possiamo leggere ed interpretare sempre nella libertà, lo spazio della creazione, possiamo rifiutarla e distruggerla ma non potremo mai esentarci dal fare i conti con essa come luogo rivelativo dell’Amore di Dio, spazio vitale e luogo necessario per la nostra ed altrui esistenza, luogo per amare Dio ed i miei fratelli.

La promessa di Dio agli ebrei di un proprio territorio, una propria terra, è emblematica della necessità di avere un posto dove non solo si può vivere ed essere un popolo, ma anche di avere un luogo dove vivere il rapporto con Dio, personale e con il suo popolo, e degli uomini fra loro (Gn 15, 13-21). Certo, una terra, anche se donata da Dio, non mette al riparo dall’appropriazione indebita della terra stessa, dal peccato di sentirsi padroni e signori, ma questo avviene quando la terra donata non è più luogo di incontro e misericordia né con Dio né con gli uomini, quando gli uomini cacciano fuori dal loro spazio Dio che non è più Padre misericordioso ma il nemico da cui difendersi, e con Dio diventano nemici tutti gli altri uomini, poiché se non c’è più un Padre non ci possono essere nemmeno fratelli.

Una famosa teoria, della tradizione giudaica cabalistica, è quella dello “Zim Zum”, ossia la contrazione, l’auto restringimento di Dio, durante la creazione, per far spazio alla creatura e a tutta l’esistenza. Una teoria che descrive in maniera stupenda la Misericordia creatrice di Dio, di un Dio che crea perché “fa spazio”, rinuncia a se stesso perché esista qualcos’altro, perché esista l’uomo. Uno spazio che non è un “superfluo” regalato ma “necessario” donato, che può provenire solo da un amore che desidera amare.

Certo, dobbiamo ammettere che ciò che siamo stati capaci di fare con questo spazio donato non è proprio edificante, ma dobbiamo anche ammettere che, comunque, questo spazio è il campo di gioco che Dio sceglie per autoridursi ulteriormente ed incarnarsi in un bambino, in un luogo sconosciuto, mai citato prima da nessuno (Nazareth), forse perché era il luogo “a parte”, nascosto, non desiderato dai potenti e ignorato dai sapienti. Bambino che nascerà poi in un una città importante, profetizzata da qualcuno (Mi 5,1) ma creduta veramente importante da pochi e, comunque, lì troverà la culla nel nascondimento in una mangiatoia (Lc 2,6) poiché non c’era posto per lui nell’albergo (Lc 2,7). Bambino che, cresciuto, girerà in lungo ed in largo la sua terra facendone un po’ il giardino (paradiso) dove Dio può finalmente passeggiare con gli uomini. Il suo pellegrinare lo porterà poi a consumarsi d’amore su una croce, nella città più importante, Gerusalemme, ma non dentro i suoi sacri confini – sempre contesi dai potenti di turno – ma appena fuori le sue mura, in una cava di pietra esaurita buona solo per un cimitero e luogo di esecuzioni, spazio che tutti, persino i più poveri e derelitti, dovevano rifiutare di percorrere se volevano prendere parte ai culti del Tempio. Grazie a quella croce, piantata su quello spazio inedito, la salvezza non verrà dalla magnificenza del Tempio di Gerusalemme con i suoi immensi spazi e poderose costruzioni, ma dalla discarica lì vicino, dove nel silenzio di un sepolcro, a cui nessuno anelava, Dio crea uno spazio nuovo, lo spazio della definitiva misericordia del Padre, lo spazio della Resurrezione.

Quanto è bello e consolante arrivare, ancora oggi, al Santo Sepolcro di Gerusalemme, ed entrare in quella tomba e trovarla vuota, non c’è spazio più utile, non c’è Misericordia più grande!

 

5 gennaio 2016