L’ospitalità religiosa nel tempo della crisi
Presentato il Rapporto 2023 dell’Associazione, presieduta da Rocchi: la fotografia di un settore che si adatta e, dove può, si converte. 2.400 le strutture in Italia
Dal 2019 a oggi, è scesa da 220mila a 180mila posti letto l’offerta delle strutture ricettive gestite o di proprietà di enti religiosi in Italia: 2.400 in tutto – con una media di 74 posti letto ciascuna -, la maggior parte delle quali a Roma e nel Lazio. Lo rileva l’annuale rapporto dell’Associazione Ospitalità religiosa italiana, individuando in pandemia, guerra e innalzamento dei costi dell’energia i fattori scatenanti della crisi del settore. «Non si tratta quasi mai di perdite assolute – rileva però il presidente Fabio Rocchi -, piuttosto di una costante riconversione ad altre destinazioni, come residenze per anziani, accoglienza per immigrati, ospitalità ai profughi ucraini o altre finalità sociali».
Alle strutture ricettive religiose gestite da ordini, congregazioni, diocesi e parrocchie o di loro proprietà ne vanno aggiunte altre 500 di impronta laicale no profit. E se per quelle religiose Roma e il Lazio sono la fetta più ampia, con 29.484 posti letto – seguiti da Veneto (19.397) ed Emilia-Romagna (16.515) -, per la “densità” dei letti disponibili spicca invece la Valle d’Aosta con 27 posti letto ogni mille abitanti, seguita da Umbria (11) e Friuli-Venezia Giulia (8). In confronto al territorio, torna in testa il Lazio con 27 strutture ogni 1000 kmq, seguito dalla Liguria (21).
Tra i servizi più diffusi offerti dall’ospitalità religiosa, il parcheggio auto (presente nel 73% delle strutture), il giardino (70%), la sala riunioni (68%) e il Wi-Fi (67%). Un terzo delle case si trova in città, un terzo in zone di montagna e l’ultimo terzo suddiviso tra mare e natura.
18 aprile 2023

