L’unità dei cristiani, «non nonostante le differenze ma dentro di esse»
L’omelia dell’arcivescovo armeno ortodosso Barsamian, nella veglia ecumenica diocesana presieduta dal vicegerente Tarantelli a Santa Lucia, con i rappresentanti delle diverse confessioni. «Il mondo ferito cerca Dio come luce di speranza»
È cominciata con la musica ritmata dei bonghi e il canto della corale etiopica e eritrea ortodossa “Tewahedo” la veglia ecumenica diocesana, ieri sera, 22 gennaio, nella parrocchia di Santa Lucia, a due passi da piazzale Clodio, nell’ambito della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Riuniti insieme nella chiesa nel quartiere Della Vittoria gremita di fedeli, i rappresentanti delle diverse confessioni cristiane: cattolici, ortodossi, protestanti. Nel corso del momento di preghiera presieduto dal vicegerente Renato Tarantelli e curato dall’Ufficio per l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e i nuovi culti del Vicariato, anche “I solisti Roma” della Chiesa metodista coreana hanno arricchito i momenti di meditazione e riflessione guidata, a dire che la musica è segno di unione e “lingua comune” che parla al cuore, capace di far elevare insieme la supplica a quel «Dio che il mondo ferito dalle lacerazioni e dai conflitti cerca quale luce di speranza», come ha detto all’inizio della celebrazione Tarantelli.
Centrale, infatti, il tema della luce – con l’accensione del cero pasquale dopo le invocazioni iniziali e la luce pasquale portata poi all’assemblea da alcuni giovani prima della professione di fede – e in particolare l’articolo del Credo niceno “luce da luce”. Questo testo «riassume la nostra fede e il senso della nostra preghiera», ha detto nella sua omelia l’arcivescovo armeno-ortodosso Khajag Barsamian. «L’anno scorso la Chiesa ha ricordato i 1.700 anni dal Concilio di Nicea – ha continuato – e in questa Settimana lasciamo che la stessa luce risplenda ancora su di noi perché faccia di noi stessi luce per il mondo». La testimonianza è legata al messaggio stesso di Nicea perché Barsamian ha sottolineato come il Concilio «ha affermato che Cristo è della stessa sostanza del Padre e dopo 17 secoli noi restiamo insieme su questo fondamento». Ancora, l’esponente della Chiesa armeno-ortodossa ha aggiunto che «con san Paolo possiamo dire inoltre che siamo un solo corpo e un solo spirito e questa professione comune è un segno di Grazia che ci ricorda che la nostra unità più profonda è un dono che riceviamo, non qualcosa che realizziamo noi».
Quest’anno a fare da filo conduttore della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani – che si concluderà domenica 25 gennaio con la celebrazione dei vespri solenni presieduta da Papa Leone nella basilica di San Paolo fuori le mura alle 17.30 – è stato proprio il testo di Paolo tratto dalla lettera agli Efesini che recita: «Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito, come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati». Nelle parole di Barsamian, «amare Cristo significa ritrovare l’unità del suo corpo, affrontando le differenze con sincerità ma sempre con amore. L’unità riguarda la nostra testimonianza in questo mondo: Dio ci manda non come realtà isolate ma come un solo popolo in cammino per la luce della misericordia e della speranza in un tempo di paura».
In particolare, l’arcivescovo armeno ha evidenziato che «il nostro annuncio sarà credibile solo se portato da comunità che camminano insieme nella riconciliazione» e soprattutto che «la nostra unità cresce quando ci voltiamo insieme verso Gesù Cristo» perché «più ci avviciniamo a Lui e più ci avviciniamo gli uni agli altri». E questo accade, ha concluso Barsamian, «non nonostante le nostre differenze ma dentro di esse»; per questo è importante «conoscere la tradizione degli altri» laddove «un solo Sole illumina con la Sua luce la terra ma ogni corpo la riceve in modo unico». Da qui, l’auspicio finale affinché «lasciamo che la luce guarisca le nostre divisioni in quanto, come a Nicea, lo Spirito è all’opera anche oggi in noi perché i cristiani ricevono la luce ma poi la vanno a portare agli altri», ha concluso.
23 gennaio 2026

