Morto Andrea Camilleri

Lo scrittore siciliano deceduto all’Ospedale Santo Spirito, a 93 anni. Autore di oltre 100 libri pubblicati in età matura, “padre” del commissario Montalbano, da qualche tempo aveva perso la vista ma non la capacità di raccontare

Alle 8.20 di questa mattina, mercoledì 17 luglio, è morto all’Ospedale Santo Spirito lo scrittore Andrea Camilleri, ricoverato dal 17 giugno in seguito a un arresto cardio circolatorio. «Le condizioni sempre critiche di questi giorni si sono aggravate nelle ultime ore compromettendo le funzioni vitali – informano dalla direzione generale della struttura -. Per volontà del Maestro e della famiglia le esequie saranno riservate. Verrà reso noto dove portare un ultimo omaggio». Siciliano, nato a Porto Empedocle il 6 settembre 1925, aveva 93 anni. Da qualche tempo aveva perso la vista ma non la capacità di raccontare.

Autore di oltre 100 libri, pubblicati in età matura, nel 1980 aveva pubblicato il primo di una serie di romanzi storici ambientati nell’immaginaria cittadina siciliana di Vigàta a cavallo fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento: “Un filo di fumo”, pubblicato da Garzanti, seguito presto da “La strage dimenticata”, “La stagione della caccia” e “La bolla di componenda”. Ma è nel 1994 con la “nascita” del commissario Montalbano ne “La forma dell’acqua”  che inizia un successo destinato a diventare planetario, specie quando, nel 1998, il fenomeno esplode con la serie tv interpretata da Luca Zingaretti.

Del commissario – che deve il suo nome allo scrittore spagnolo Manuel Vazquez Montalban, grande amico di Camilleri – lo scrittore parlerà sempre come se fosse vivente: quasi un alter ego. Le sue storie sarebbero dovute terminare con il secondo romanzo, “Il cane di terracotta”, ma il resoconto delle vendite spinse l’editrice Elvira Sellerio a pressarlo perché continuasse a scrivere di Montalbano: il commissario e il suo dialetto reinventato hanno accompagnato gli ultimi 25 anni di vita dello scrittore, fino al 30 maggio scorso, quando è uscito l’ultimo romanzo, “Il cuoco dell’Alcyon”, rapidamente arrivato in testa alle classifiche. Anzi, fino a domani: c’è un altro capitolo della storia di Montalbano in attesa di essere pubblicato. Camilleri lo scrisse anni fa e lo consegnò a Sellerio, con l’obbligo di pubblicarlo solo dopo la sua morte. Nel romanzo, l’uscita di scena del commissario, il suo addio definitivo alla vita letteraria, che avverrà nel momento in cui Montalbano comincerà a pensare al suo doppio, cioè a Luca Zingaretti, l’attore che in vent’anni ha portato le sue indagini davanti a più di un miliardo di spettatori.

Indagini mnemoniche, quelle del commissario siciliano, “sporcate” da quella realtà che interrogava fortemente lo scrittore, capace di scrivere – e di dire – sempre solo quello che pensava. Camilleri si interrogava sull’Italia e rispondeva senza sottrarsi ai temi politici più scottanti. Recentemente aveva criticato anche il vice premier Matteo Salvini per il suo comizio con il rosario in mano. Della sua lunga vita resta testimonianza nel libro-confessione affidato a Saverio Lodato, “La linea della Palma”, in cui confluiscono i ricordi di un’intera esistenza: dagli anni in Sicilia durante il regime fascista alla Liberazione, dall’impegno come militante del Pci all’opposizione morale a Silvio Berlusconi, dalla mafia ai problemi della giustizia. Quindi il racconto dei suoi esordi come aiuto-regista di Orazio Costa dopo un turbolento apprendistato all’Accademia d’ arte drammatica a Roma, e in seguito regista in proprio, oltre che per trent’anni funzionario Rai addetto alla prosa radiofonica e produttore in televisione di pièces teatrali.

Nel 2017 pubblica con Rizzoli “Esercizi di memoria”: un libro che, raccontava, «aveva rischiato di rimanere nel cassetto», convinto che quelle storie private non potessero interessare a nessuno. Anche parlando della vecchiaia, appariva sereno. Nato per raccontare storie, continuava a farlo nonostante i problemi di vista con l’aiuto della sua assistente e agente Valentina Alferj, depositaria della lingua e dei segreti di Montalbano, e non solo. Nel giugno 2018 sul palcoscenico del Teatro greco di Siracusa aveva impersonato per una notte davanti a 10mila spettatori Tiresia, l’indovino tebano cieco che compare già nell’Odissea per indicare a Ulisse la via del ritorno. Cieco e capace di fare luce attraverso le parole. Un’ora e mezza di monologo diventato poi un film con la regia di Roberto Andò e Stefano Vicario. Il 15 luglio avrebbe dovuto portare in scena alle Terme di Caracalla lo spettacolo “Autodifesa di Caino”, nel cartellone estivo del Teatro dell’Opera di Roma.

Guardando senza nessun timore ai suoi ultimi anni, Camilleri ha detto più volte: «Se potessi, vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio “cunto”, passare tra il pubblico con la coppola in mano». Nel 2018 in “Ora dimmi di te”, libro- lettera alla bisnipotina Matilda edito da Bompiani, scrive: «L’ultima cosa che ho imparato consiste nell’avere necessariamente un’idea, chiamala pure ideale, e a essa attenersi fermamente ma senza nessuna faziosità, ascoltando sempre le idee degli altri diverse dalle proprie, sostenendo le proprie ragioni con fermezza, spiegandole e rispiegandole, e magari perché no, cambiando la propria idea».

17 luglio 2019