Odio antiebraico dal vuoto culturale, quali vie d’uscita

Recrudescenza del pregiudizio negli sproloqui in Rete. Essenziale lo studio della Shoah e l’educazione dei giovani

Nei confronti dell’antisemitismo bisogna tenere la guardia sempre alta: è sotto gli occhi di tutti la recrudescenza del pregiudizio antiebraico che oggi filtra soprattutto negli sproloqui presenti in Rete. A diffonderli sono gruppi organizzati con una logica programmata ma frequentemente compaiono anche battute estemporanee di persone comuni pronte a replicare i vecchi stereotipi sicuri di poterla far franca.

Al solito, i leoni da tastiera lanciano il sasso e nascondono la mano. Urgono, come si dice da tempo, provvedimenti legislativi adeguati per frenare questo linciaggio a cielo aperto, in spregio a qualsiasi crisma di civiltà.

Il nuovo antisemitismo, una pianta rampicante sulla stupidità umana, è stato del resto segnalato dall’ultimo rapporto dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali (novembre 2021), ma ce ne possiamo rendere conto anche tutti noi osservando le bandiere naziste che tornano a sventolare in mezzo alle manifestazioni dei no-vax, oppure, come è recentemente accaduto a Roma davanti alla chiesa di Santa Lucia, a circonvallazione Clodia, vengono poste sulla bara di una defunta, militante di Forza Nuova: su quest’ultimo episodio, in particolare, il Vicariato è intervenuto con un comunicato di ferma condanna invocando un’azione educativa di ampio respiro su scala nazionale. In tale direzione si muovono peraltro le recenti linee guida indirizzate agli istituti scolastici dal Ministero della Pubblica Istruzione, tese a supportare i docenti per aiutarli a contrastare, all’interno dell’aula, ogni possibile insorgenza antigiudaica.

Purtroppo, come ben sappiamo, questo lavoro di fondo non è sufficiente, anche se resta assai necessario, perché specialmente i ragazzi più a rischio, di fronte all’esortazione precettistica e istituzionale, che cade dall’alto, tendono a scantonare. Non ne vogliono sapere. Essi avrebbero bisogno di esempi concreti, esperienze da vivere, modelli di adulti virtuosi con cui misurarsi, in mancanza dei quali si richiudono nel loro cerchio fatato, popolato di mostri fantastici, intolleranze e ossessioni cresciute su se stesse nel corso del tempo.

Le famiglie sono troppo spesso fondali bucati. Mai come oggi i quindici-sedicenni sentono la mancanza degli indispensabili appoggi formativi e diventano quindi assai manipolabili. L’odio contro gli ebrei si forma sempre nel vuoto culturale, nell’inconsapevolezza istintiva, nella superficialità imperante: è frutto di ignoranza storica e velleità identitaria.

Ecco perché lo studio della Shoah, sancito dal Giorno della Memoria, diventa essenziale, soprattutto in questo momento di estrema crisi etica, quando tutto sembra uguale a tutto e si ha l’impressione che le gerarchie di valore siano state abbattute dalla deflagrazione del desiderio, una delle più grandi e perniciose illusioni determinate dalla rivoluzione digitale.

Noi sappiamo che ogni generazione ricomincia da capo e non bisogna mai dare niente per scontato. In altre parole, l’educatore non si dovrebbe scandalizzare di fronte al rigurgito razzista del minorenne che gli è stato affidato. Al contrario, il maestro deve scendere nella notte oscura dell’adolescente, provando a indicargli la via d’uscita. Per farlo, ora che i testimoni dello sterminio degli ebrei stanno lasciandoci, dovrebbe prepararsi e conoscere, ad esempio, le fonti del massacro novecentesco e gli spazi fisici in cui sono avvenuti. Guidare i ragazzi proprio lì significa costruire o ricostruire la loro personalità.

Limitandoci alla nostra città, le Fosse Ardeatine e il carcere di via Tasso, la stazione Tiburtina e il Portico d’Ottavia, le pietre d’inciampo poste dall’artista tedesco Gunter Demnig davanti alle abitazioni dei deportati in molte zone di Roma, dovrebbero diventare tappe fondamentale nell’educazione sentimentale dei giovani.

26 gennaio 2022