Padre Maccalli, «viva la speranza per la liberazione»

A parlare all’Agenzia Fides il fratello, Walter, anche lui sacerdote della Società delle missioni africane, che ricorda il video di cui si è avuta notizia il 6 aprile

A 19 mesi dal rapimento di padre Pierluigi Maccalli, il fratello, Walter, anche lui sacerdote della Società delle missioni africane (Sma), parla della «sorpresa grande» del video contenente il messaggio di suo fratello, di cui si è avuta notizia lo scorso 6 aprile, che lo ritrae presumibilmente in Mali, ancora in mano ai rapitori, che lo hanno sequestrato nel settembre 2018 dalla sua missione a Bomoanga, in Niger. «Potete immaginare le emozioni che ha suscitato in me – scrive all’Agenzia Fides -: dopo un silenzio di circa 18 mesi, per la prima volta abbiamo avuto la certezza di quello che abbiamo sempre creduto e sperato».

Padre Walter racconta lo stupore, la gioia, le tante domande, «e poi la speranza di poterlo presto riabbracciare. Dal 17 settembre 2018 – aggiunge – ogni volta che mi suona il telefono penso: “Forse hanno liberato mio fratello”, ed ora questo passo sembra più vicino. Guardando il video – aggiunge padre Walter, missionario a Foya in Liberia – ho osservato i suoi atteggiamenti, ascoltato la sua voce, con il suo inconfondibile timbro e ne ho percepito la sofferenza, per la stanchezza dovuta alla lunga prigionia. Al tempo stesso credo che fosse cosciente della possibilità che gli è stata data di alleviare le nostre sofferenze, di confortare tutti noi, certificando la sua presenza. Questa grazia – prosegue – ha alimentato la fede e la speranza che ci hanno sostenuto per tutti questi mesi. Molto spesso ho fatto esperienza che questa grazia ci è stata trasmessa attraverso le preghiere e la solidarietà di tanti amici».

Certo, ancora oggi, «come 2mila anni fa», restano «la croce e la risurrezione, la sofferenza sopportata per amore, e la vittoria della vita nuova, la speranza per la liberazione e il cammino nel deserto. Per il momento continuiamo a pregare», scrive ancora padre Walter. E racconta come ogni giorno a Foya, nella Messa, si ricordi padre Gigi dopo la comunione, con questa piccola preghiera: «Sia lodato e ringraziato in ogni momento, il Santissimo e Divinissimo Sacramento. Gesù, libera padre Pier Luigi dalla sua prigionia e riportalo a casa sano e salvo. Amen».

Insieme a padre Walter, anche padre Mauro Armanino, missionario Sma a Niamey, ricorda padre Pierluigi. «Il suo rapimento e la sua prigionia – osserva – sono una metafora di quanto altrove è preso come misura di contenimento del diritto alla mobilità. La sottrazione di Pierluigi alla sua gente, alla sua famiglia e alla Chiesa locale sono una ferita aperta a tutt’oggi. Il primo confinamento – evidenzia – è quello della mente. Prime vittime coloro che hanno perpetrato il misfatto e poi tutti gli altri, che hanno permesso alla religione di armare Dio e farne un pretesto per riconfezionare la società. Dio è stato confinato in una ideologia mortale che continua a seminare violenza e distruzione. La nostra speranza – conclude Armanino – legata a probabili trattative sul prezzo del riscatto da pagare ai rapitori, è al contempo un’esperienza pasquale».

A Crema intanto, nella diocesi di appartenenza di padre Gigi, il vescovo Daniele Gianotti celebra questa sera, 17 aprile, alle 20.30 nel santuario delle Grazie una Messa a porte chiuse per la sua liberazione.

17 aprile 2020