Superare paure e ostacoli e «lavorare per un mondo dove gli individui e i popoli possano vivere in libertà e dignità». È l’invito rivolto dal cardinale Pietro Paroli, segretario di Stato vaticano, all’assemblea generale delle Nazioni Unite riunita a New York, nel corso del summit sulle migrazioni. «I muri e le barriere tra le persone e i popoli, sia fisiche che legislative, non sono mai una soluzione accettabile per i problemi sociali – ha detto nel suo secondo intervento al quartiere generale delle Nazioni Unite, il cui testo è stato diffuso oggi, 21 settembre, dalla Sala Stampa della Santa Sede -: dividono le persone e i popoli, causano tensioni tra di loro ed indeboliscono e impediscono lo sviluppo».

Il cardinale ha invitato a non perdere mai di vista «la gente reale, con i nomi e volti che stanno dietro alle statistiche», mentre si cercano i modi più efficaci per rispondere alle sfide poste da «movimenti senza precedenti di rifugiati e di migranti». Un approccio, quello indicato da Parolin, «richiede il pieno impegno per un’umanità che prima di tutto riconosca gli altri come fratelli e sorelle, che vuole costruire punti e rifugge dall’idea di edificare muri per renderci più sicuri». Parole, quelle del segretario di Stato vaticano, che invitano al dialogo e alla collaborazione «tra nazioni, organismi internazionali e agenzie umanitarie»: si tratta, ha evidenziato, di una sfida che può essere risolta «solo se lavoriamo insieme».

Menzionato dal cardinale anche il ruolo decisivo svolto dalle organizzazioni religiose e dalle comunità cristiane, le quali spesso sono le prime a rispondere alle emergenze umanitarie. Emergenze che vedono spesso come protagonisti i più piccoli. 48 milioni, secondo i dati citati dal porporato, i bambini «costretti a lasciare le loro case» e migliaia i bambini migranti non accompagnati che «sono dispersi e divengono preda di abusanti e sfruttatori». Tutti gli individui «hanno il diritto di rimanere in pace e sicurezza nella loro terra e nei loro Paesi d’origine». Invece, ci sono milioni di persone che «rischiano tutto, vivono in misere condizioni» e migliaia che «hanno perso la vita mentre cercavano di scappare dai conflitti, dalla violenza, dalla povertà estrema, dall’esclusione sociale, dalle persecuzioni e da varie forme di discriminazione».

Di qui l’appello «urgente» della Santa Sede a favore di «sforzi politici e multilaterali per sradicare le cause profonde dei vasti movimenti e dello spostamento forzato delle popolazioni: conflitti e violenza, innumerevoli violazioni dei diritti umani, degrado ambientale, estrema povertà, commercio e traffico di armi, corruzione ed oscuri piani commerciali e finanziari». Nello stesso tempo, ha aggiunto ancora Parolin, «è necessario assicurare che i fondi allo sviluppo siano assegnati equamente e con trasparenza, consegnati ed usati appropriatamente».

Un forte no, nelle parole del cardinale, a quella «globalizzazione dell’indifferenza» denunciata più volte da Francesco. Sì, invece, al «rinnovato impegno per proteggere ogni persona dalla violenza e dalla discriminazione, per garantire una qualità di assistenza sanitaria appropriata e per proteggere coloro che sono più vulnerabili, particolarmente le donne e i bambini».

21 settembre 2016