Pena di morte, la soddisfazione di Sant’Egidio per l’abolizione in Kazakistan

La nota della Comunità dopo la ratifica del protocollo, che segue una moratoria inaugurata di fatto nel 2003. L’accompagnamento della Comunità

La Comunità di Sant’Egidio saluta «con grande soddisfazione» l’abolizione della pena di morte in Kazakistan. Il Paese centroasiatico infatti, si legge in una nota diffusa da Sant’Egidio sabato 2 gennaio, quando la presidenza della Repubblica ha annunciato la ratifica del secondo protocollo facoltativo al Patto internazionale per i Diritti civili e politici, dopo l’adesione allo stesso trattato nel settembre scorso.

«Il passo decisivo verso il rispetto per la vita – evidenziano dalla Comunità – segue una moratoria di fatto inaugurata nel 2003, che comunque non aveva impedito l’emissione di nuove condanne capitali per crimini eccezionali, che saranno convertite in ergastolo». Un cammino, quello verso l’eliminazione completa della pena di morte, «ormai irreversibile», nel quale Sant’Egidio ha accompagnato il Kazakistan fino dal 2006, attraverso svariati incontri internazionali su tematiche relative alla giustizia e alla pace a cui lo stesso attuale presidente della Repubblica Kassym-Jomart Tokayev ha preso parte.

Da Sant’Egidio ricordano in particolare «l’inesauribile impegno quasi ventennale di Tamara Chikunova e della sua associazione “Madri contro la Pena di Morte e la Tortura” per l’abolizione della pena capitale in tutta la zona centroasiatica ex sovietica». A cominciare dal suo Paese, l’Uzbekistan, dove Chikunova  «ha contribuito grandemente all’abolizione della pena capitale nel 2008, ha esteso nei Paesi limitrofi una corrente abolizionista che ha riscontrato successo nell’intera area in questione, fino alla Mongolia». La Comunità di Sant’Egidio, assicurano, «continuerà ad accompagnare ogni iniziativa del Kazakistan mirante a difendere la vita, sempre e comunque, in ogni circostanza».

4 gennaio 2021