Querida Amazonia: nessuno spiraglio sui “preti sposati”

L'esortazione apostolica presentata dal segretario del Sinodo dei vescovi Baldisseri e dal cardinale Czerny. «Nel cuore della lettera, l'amore del Papa per il mondo e tutti i suoi popoli»

Nessuna rivoluzione: l’attesa esortazione apostolica post-sinodale di Papa Francesco “Querida Amazonia” non contiene alcuna apertura all’ordinazione dei viri probati né, tanto meno, delle donne. Ribadisce al contrario che l’amministrazione dei sacramenti dell’Eucaristia e della riconciliazione sono esclusiva peculiarità dei sacerdoti, invitando i vescovi a mandare missionari nelle zone più sperdute della regione. Per quanto riguarda le donne, il Papa ne riconosce il ruolo ma ribadisce che non è chiamandole all’Ordine sacro, «clericalizzandole» che si valorizzano. Infine, occorre che ci siano più  diaconi permanenti e maggiori responsabilità per i laici.

Sono alcuni degli aspetti più attesi dell’esortazione che è stata presentata questa mattina, 12 febbraio, dal segretario del Sinodo il cardinale Lorenzo Baldisseri e dal cardinale Michael  Czerny, sottosegretario della sezione Migranti e rifugiati del dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale. Baldisseri ha ripercorso le tappe dell’assemblea sinodale, dalla preparazione alla conclusione, ricordando come «nel suo discorso di chiusura del Sinodo, il Santo Padre riprendeva i contenuti emersi nell’Assemblea collocandoli in quattro diagnosi», che sono in sintesi le tematiche rilanciate nell’esortazione: «Quella culturale, che include l’inculturazione e l’interculturalità nei popoli amazzonici; quella ecologica, secondo una prospettiva integrale che va incontro alla denuncia della distruzione del creato, di cui l’Amazzonia è uno dei punti più importanti; quella sociale, che implica non solo lo sfruttamento della creazione ma anche delle persone, insieme alla distruzione dell’identità culturale; e infine  quella pastorale, la principale, poiché l’annuncio del Vangelo è urgente, ma ciò che è importante è che esso sia udito, assimilato e compreso dalle diverse culture in terra Amazzonica».

Querida Amazonia, presentazione, 12 febbraio 2020Czerny ha evidenziato come il documento pontificio sia «come una lettera, una lettera d’amore. Nel cuore della lettera c’è l’amore di Papa Francesco per l’Amazzonia e i suoi numerosi popoli, il suo amore per il mondo e tutti i suoi popoli». Nell’introduzione di “Querida Amazonia”, ha spiegato il cardinale, «Papa Francesco spiega che non intende né sostituire né ripetere il Documento conclusivo dell’Assemblea speciale del Sinodo del vescovi per la regione panamazzonica. Piuttosto, Papa Francesco ne fa una presentazione. Egli prega affinché tutta la Chiesa si faccia arricchire e accolga la sfida del lavoro del Sinodo. Il Papa sollecita la Chiesa a un rinnovato e innovativo impegno missionario per accompagnare il popolo dell’Amazzonia in tutte le sfide significative che deve affrontare. Egli chiede a tutta la Chiesa in Amazzonia l’impegno nell’applicare il lavoro sinodale». Il porporato gesuita ha poi sottolineato come l’esortazione sia un atto magisteriale mentre il documento finale del Sinodo, che il Papa invita a leggere, ha «una certa autorità morale. Ignorarla sarebbe una mancanza di obbedienza alla legittima autorità del Santo Padre, mentre trovare difficili alcuni punti non sarebbe considerata una mancanza di fede. In conclusione – ha detto Czerny – Papa Francesco esorta tutti a procedere su vie concrete che permettano di trasformare la realtà dell’Amazzonia e di liberarla dai mali che la affliggono».

Alla presentazione hanno partecipato anche padre Adelson Araújo dos Santos, teologo e docente di Spiritualità alla Pontificia Università Gregoriana, suor Augusta de Oliveira, vicaria generale delle Serve di Maria Riparatrici, e Carlos Nobre, Premio Nobel 2007, Membro della Commissione Scienze Ambientali del Consiglio Nazionale di Sviluppo Scientifico e Tecnologico. Presente con un contributo video anche il vescovo David Martínez de Aguirre Guinea, del vicariato di Puerto Maldonado, segretario speciale del Sinodo dei vescovi per la regione panamazzonica. Padre Araújo  ha sottolineato come lo abbiano sorpreso «tante citazioni poetiche». Dal punto di vista teologico, «la prima cosa che salta agli occhi è il titolo. Indica che il Papa vuol dire ai popoli dell’Amazzonia che sono amati» e invita «a curare questa parte vitale del pianeta, seguendo l’esempio di Gesù». Poi ha spiegato che l’interpretazione dei sogni, come quelli indicati dal Papa, può offrirla solo l’autore ma permette «studi e approfondimenti».

Querida Amazonia, esortazione apostolica postsinodaleUna scelta, quella di Francesco, di esprimersi attraverso i sogni,  «strettamente legata alle fonti essenziali della teologia: Sacra Scrittura, tradizione e magistero». E in ogni sogno condiviso dal Papa «è possibile riconoscere il richiamo alla conversione». Un tema su cui si è soffermata anche suor Augusta de Oliveira. «Il Papa ci invita ad accogliere l’esortazione e a impegnarci nella sua attuazione come continuità del cammino sinodale. È forte l’appello a sognare un’Amazzonia che lotta per i diritti dei più poveri». Il Nobel Nobre ha affermato che «alcuni vescovi hanno definito il sinodo figlio della Laudato si’; l’esortazione potrebbe esserne dunque la figlia». Poi si è soffermato su alcuni aspetti dell’esortazione, come l’invito «a costruire un modello di sviluppo in Amazzonia – e nel mondo – in cui nessuno sia lasciato indietro e in cui la natura sia preservata». Un aspetto che «richiede la partecipazione delle comunità indigene». Nobre ha ringraziato Francesco per aver ricordato che bisogna «combinare l’antica saggezza indigena con le nuove tecnologie». Per «rispondere al pianto dell’Amazzonia e mantenere la terra in buona salute – ha concluso – dobbiamo immediatamente abbandonare il modello di sviluppo attuale che distrugge le foreste, inquina i suoi fiumi e non offre alcun benessere ai popoli». Infine, Martinez nel suo intervento ha ricordato come l’inizio del Sinodo fu «annunciato» dal Papa proprio da Puerto Maldonado. E pure la gioia di tanti indigeni invitati «nella casa del Papa». L’esortazione «è un poema di amore – ha detto il vescovo – che piange per i crimini e le ingiustizie e si sorprende contemplando la bellezza di queste foreste e dei suoi abitanti». Il Papa, ha concluso, «ancora una volta ci propone una meta. Vuole essere luce di un cammino che continua».

12 febbraio 2020