Osservasalute: aumentano casi di cancro ai polmoni nelle donne

Secondo i dati pubblicati la vita in Italia sembra essersi allungata. Molto importante il ruolo della prevenzione. Nel Lazio meno ansiosi

Secondo i dati pubblicati la vita in Italia sembra essersi allungata. Molto importante il ruolo della prevenzione. Nel Lazio meno ansiosi 

Raccontata con dati e grafici nel 12esimo Rapporto di Osservasalute, pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane che ha sede all’Università Cattolica di Roma, la vita del Bel Paese sembra essersi allungata ma anche complicata, specie su alcuni fronti. Un’immagine che presenta «qualche luce e molte ombre», racconta Alessandro Solipaca, segretario scientifico dell’Osservatorio. Nei dati pubblicati ritroviamo un settentrione inedito, alle prese con problemi di linea: certo, non quanto il meridione, specie la Campania che conta la percentuale più alta di adulti e minori in sovrappeso sebbene non sia la sola ad avere un rapporto conflittuale con la bilancia. Pigri e amanti del divano, i laziali che non svolgono alcuno sport sono il 43,8% della popolazione contro la media nazionale del 41,2%, percentuale che crolla addirittura al 14,1% nella sportivissima provincia autonoma di Bolzano.

Di buono c’è che nel Lazio si soffre meno di stati d’ansia: il consumo di antidepressivi, per il 2013, è inferiore alla media nazionale mentre i consumi più elevati si sono registrati in Toscana, Bolzano e Liguria, e i consumi minori in Basilicata, Molise e Campania, regione in cui anche il tasso di suicidio è più basso che altrove (al contrario, il tasso più alto è in Valle d’Aosta). «L’aumento dei suicidi in Italia – spiega Walter Ricciardi, direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica del Policlinico Gemelli di Roma e coordinatore del Rapporto – e il maggiore ricordo agli psicofarmaci è stato documentato, anche da studiosi stranieri, come strettamente legato alle difficoltà economiche e finanziarie degli ultimi anni». Lo studio, presentato a Roma lunedì 30 marzo, è frutto del lavoro di 195 esperti di sanità pubblica, di clinici, demografi, epidemiologi, matematici, statistici ed economisti.

Per quanto riguarda il Lazio, è la regione in cui la dipendenza dalle sigarette è più alta (in Calabria è la più bassa): nel 2013 i fumatori dai 14 anni in su erano il 23,6% (il dato italiano è del 20,9%). Stesso discorso per l’uso di alcol con il 65,3% di consumatori contro un valore medio nazionale del 64,6%. E tuttavia, scendendo nel dettaglio, si scopre che i giovani e giovanissimi tra gli 11 e i 17 anni sono meno propensi al consumo “pericoloso” di alcolici: discorso che vale sia per i ragazzi (12% contro il dato nazionale del 22%) che per le ragazze (9,8% contro il 17,3%). «Una grande assente nel dibattito è la scuola – denuncia Ricciardi -. Se i ragazzi sono più obesi, se fanno meno attività fisica e se bevono di più, la scuola dovrebbe interrogarsi sulle proprie responsabilità». E le donne, in Italia, come se la passano? Un dato su tutti: negli ultimi 10 anni nella popolazione femminile sono aumentati del 10,5% i tumori alla mammella e addirittura del 17,5% i tumori al polmone.

«La ragione – sottolinea Roberta Siliquini, Ordinario di Igiene all’Università di Torino – è nella mancanza di prevenzione e questo è inaccettabile. Non si può morire di malattie “prevedibili”». Dando invece un’occhiata al consumo dei farmaci, si scopre che il Lazio ne consuma più delle altre regioni e la stessa spesa pro capite, a carico del Sistema sanitario nazionale, è più alta: circa 216 euro contro 187. E tuttavia i cittadini laziali per accedere all’assistenza farmaceutica in media spendono di tasca propria più degli altri italiani.

31 marzo 2015