Salute mentale, un settore con carenza di mezzi e personale
A parlare è Giustino Trincia, direttore di Caritas Roma. Vacante il 65% dell’organico previsto nel Lazio. Ritardo anche culturale. «Dobbiamo rafforzare servizi e presìdi sul territorio»
Carenza di mezzi e personale, difficoltà nella gestione delle emergenze. Nel Lazio, chi soffre di un disturbo psicologico e non può fare affidamento sulla sanità privata vive una situazione di grave disagio. Alla vigilia del 10 ottobre, Giornata mondiale della salute mentale, gli ultimi dati Istat presi in esame restituiscono un quadro poco rassicurante: sono 1,5 milioni le persone che soffrono di disturbi, il 27,1% della popolazione attualmente residente nella regione. Eppure, nonostante il boom di casi soprattutto dopo il Covid, l’Italia si posiziona agli ultimi posti in Europa per fondi spesi per la salute mentale. Lo denuncia un report dell’Istituto superiore di sanità, nel quale si evince che il nostro Paese investe circa il 3,4% del Fondo sanitario nazionale, contro il 10% di altri Paesi ad alto reddito, come ad esempio la Francia, l’Inghilterra e la Germania.
«C’è un ritardo notevole sui servizi e una sottovalutazione del problema nelle sue varie sfaccettature», spiega Giustino Trincia, direttore della Caritas diocesana di Roma. «Nel Lazio assistiamo a una grave carenza di mezzi e di persone, il 65% dei posti del personale previsti in pianta organica nella nostra regione sono vacanti: mancano operatori qualificati e, quando parliamo di salute mentale, è un problema enorme». Soprattutto, sottolinea Trincia, manca il coordinamento sul territorio. «A Roma abbiamo tre Asl, le linee d’attuazione sono coerenti? E le politiche d’intervento? Noi qualche dubbio ce l’abbiamo. Alla Asl 3 ad esempio, zona Ostia, la carenza di personale è decisamente superiore alla media della regione. Pensiamo che solo a Roma ci sono almeno 45mila casi di disturbi psichici: stiamo parlando di un perimetro di sofferenza umana notevole, anche perché accanto alle persone malate ci sono i familiari, spesso lasciati soli ad affrontare problematiche più grandi di loro».
Anche culturalmente, sottolinea il direttore della Caritas, c’è bisogno di una maggiore attenzione alla tematica. «La malattia mentale è ancora stigmatizzata, la gente tende a nascondere agli altri un familiare malato, ci si isola; tutto ciò, aggiunto alla grande carenza di personale e di servizi sul territorio, non fa altro che peggiorare una situazione di per se già molto grave, che coinvolge tante dimensioni della vita della persona: emotiva, lavorativa, abitativa, affettiva e relazionale».
Per Trincia il primo gap da colmare riguarda le assunzioni. «Dobbiamo rafforzare i presidi e i servizi sul territorio, in modo da facilitare l’accesso alle famiglie in difficoltà; in secondo luogo bisognerebbe coordinarsi tra varie Asl per promuovere maggiori sinergie. Poi c’è anche una questione legata all’umanizzazione dei servizi sanitari: queste persone non sono numeri, bisogna cambiare il modo di rapportarsi ai pazienti e alle loro famiglie. Infine, un aspetto da non sottovalutare è quello legato ai servizi informativi, le persone spesso non sanno a chi rivolgersi, come muovere i primi passi».
Proprio per questo, la vicinanza al prossimo è necessaria. «Come comunità ecclesiale possiamo fare di più, soprattutto assicurando il nostro sostegno a queste persone. È bello che il 10 ottobre sia una Giornata dedicata a questa tematica, ma la malattia mentale va ricordata tutti i giorni, non solo una volta l’anno». Proprio per questo motivo, Caritas Roma ha costituito un gruppo di lavoro dedicato proprio alla salute mentale. «La Caritas ha un’Area sanitaria e abbiamo avviato da quest’anno un’attività di formazione specifica per i volontari, per le persone del territorio e le comunità parrocchiali: ci siamo resi conto che in una città di 1.287 chilometri quadrati è importante far crescere una rete di vicinanza sul territorio. Lavoriamo per analizzare il problema nella sua complessità, ma anche per interloquire con le istituzioni pubbliche, sostenere gli operatori sanitari del settore che spesso lavorano in condizione di grande stress».
9 ottobre 2024

