Santissima Annunziata, dove si lotta contro la «trama nera» di Satana

Le suore domenicane di piazza San Martino ai Monti pregano incessantemente contro le seduzioni del Male

C’è sole e silenzio. Il monastero domenicano della Santissima Annunziata di Roma, si trova in piazza San Martino ai Monti. Lì il tempo sembra essersi fermato nonostante sia in una zona centrale, vicino al Colosseo. In parlatorio c’è la ruota. Dietro le grate suor Caterina, la priora suor Giuseppina, e suor Paola di 90 anni: si intrecciano storie e cammini diversi. Suor Paola è entrata presto in Monastero: «Ho sentito la chiamata e sono partita: un desiderio irrefrenabile», racconta. Suor Caterina, invece, medico oculista è entrata a 50 anni ed è arrivata a Roma proprio per curarsi per una trombosi agli occhi. Percorsi. Dalle Marche a Roma. La sua è stata una vocazione sofferta.

«Mia madre non voleva che entrassi in monastero, ha cercato di fermarmi in tutti i modi. Sono figlia unica. Io sentivo dentro di me un perenne senso di malinconia, di tristezza: mi mancava qualcosa». Dopo la morte della madre entra in monastero. «Ora sono felice». Ed è proprio la felicità la parola orfana del nostro tempo, dicono le monache. E la tristezza è la tentazione di un’epoca che fa chiudere l’uomo in sé stesso. «Ha ragione il Papa che dice che bisogna pregare per San Michele Arcangelo. Il Male sa creare situazioni che non si possono neanche descrivere. Solo l’amore può salvare», spiega la Priora. E come? «Bisogna cercare il bene, avere rapporti veramente fraterni e pregare con il cuore».

Suor Paola ricorda tanti aneddoti di persone passate in monastero che hanno trovato risposte e sostegno per la propria vita, ma poi si rammarica perché dimentica i dettagli. Quelle mura apparentemente separate dal mondo conoscono i dolori dell’anima e le tentazioni di oggi. «Molte persone ci chiamano», racconta suor Caterina. «Si raccomandano alle preghiere. Ci chiedono sostegno per i problemi dei figli, malattie, possessioni». E qui il coro delle suore è unanime: «Sono molte le persone possedute o che chiedono preghiere per situazioni di conflitti con parenti o amici. È una trama nera che Satana sta dipanando». Come? «Lui entra attraverso una proposta accettabile, gradita al soggetto che vuole circuire. Quanti hanno tradito la moglie o il marito in questo modo? E convince con frasi del tipo: E lui, o lei, che cosa fa? Fa peggio di te…! Con queste frasi si sono traditi gli amici, si è fatto del male o si è omesso di fare del bene. E il Male convince sempre con discorsi apparentemente innocui», spiega suor Caterina. Per questo la preghiera è incessante. Si inizia alle 6 del mattino.

«Un tempo ci alzavano prima, ma ora siamo anziane», spiega suor Paola. Ad annebbiare gli orizzonti «l’incredulità, l’altra malattia del nostro tempo», dice suor Caterina. «Si crede che Dio sia qualcosa di astratto. No, Dio è concreto, è vicino a noi nel volto della persona che ci sta parlando, nella circostanza che la sua Provvidenza ci mette davanti, tra le spine e tra le rose. Dio si incontra nella sua Parola, Lui ci chiama e ci chiede tutto. E questo può avvenire per una monaca o una sposata. Il dare tutto vuol dire tenere Dio come unico valore, misura di tutti i valori».

Questo cambia la vita: «Le persone che incontriamo sono per noi Gesù. Farsi sentire disponibili, sempre aperti verso l’altro, nei rapporti personali e di lavoro è essenziale. Tu sai perché dai il tuo tempo al tuo collega così petulante? Perché il Signore vuole fargli una carezza: siamo strumenti nelle mani di Dio», continua suor Caterina che aggiunge: «Quando vediamo qualcuno nel dolore bisogna fargli sentire che fa parte di una famiglia, che non siamo separati. Apparteniamo ad un’unica famiglia che ha Dio per Padre, Gesù per fratello e lo Spirito Santo per legame». E questo senso di famiglia fa parte del carisma delle monache della Santissima Annunziata.

«Noi preghiamo per l’unità della chiesa, per ebrei, musulmani, ortodossi. L’unità è un bell’esempio per chi ci vede. Abbiamo avuto una suora albanese, che si è convertita. Nel rosario preghiamo sempre e incessantemente per questo». Ma suor Caterina oltre alla preghiera ha tra le sue attività anche lo studio del diritto canonico. «Lo trovo bellissimo, questa legislazione della Chiesa è piena di sapienza». Ma qual è la vostra finestra sul Mondo? «Avvenire. Lo leggiamo tutto, poi lo condividiamo e facciamo le intenzioni di preghiera per le zone del mondo più sofferenti. Per le claustrali Avvenire è il respiro del mondo che entra non in modo violento, ma in modo soave, illuminato» spiega suor Caterina cui fa da eco la Priora.

 

23 novembre 2018