Terremoto in Croazia. I media: «Tante chiese distrutte»

La scossa di magnitudo 6.2 alle 12.19 del 29 dicembre. Persone sotto le macerie. Revocato il divieto di spostamento anti Covid. La solidarietà dell’Ue

È ancora la zona di Petrinja, a 44 chilometri da Zagabria, l’epicentro della nuova violenta scossa, di magnitudo 6.2, che ha colpito la Croazia ieri, alle 12.19, dopo il terremoto del giorno precedente. Immediata la notizia di una prima vittima, una ragazza di 12 anni, confermata anche dal sindaco Darninko Dumbovic. Potrebbe non essere la sola. Si parla infatti di persone sotto le macerie, l’agenzia stampa dei vescovi croati Ika riferisce di strade piene di rovine e tanti edifici danneggiati. Nella città intanto sono arrivati le forze dell’esercito e della Croce Rossa e i soccorritori stanno cercando dei superstiti. «Metà della città è distrutta, non ci si può più vivere!», ha dichiarato il primo cittadino alla tv nazionale. «Abbiamo mobilitato tutte le forze dello Stato per aiutare le persone ed estrarle dalle rovine. La cosa più importante è salvare vite umane – ha scritto su Twitter il primo ministro croato Andrej Plenkovic, arrivato a Petrinja -. È una tragedia immane, faremo tutto per aiutare le persone e trovare rifugi».

La scossa è stata sentita fortemente anche a Zagabria, si riportano danni agli edifici ma per ora non ci sono notizie di vittime. Sono state ripristinate anche le connessioni telefoniche e internet perché dopo la scossa c’è stato un blackout di più di un’ora. Il terremoto è stato sentito in tutta la Croazia ma anche nei Paesi vicini  come Serbia, Bosnia-Erzegovina e Italia. In Slovenia è stata temporaneamente fermata una centrale nucleare.

Parla di «grande sciagura» il vescovo di Sisak Vlado Kosic, pastore della zona più colpita delle due scosse violente che hanno fatto tremare la Croazia dal 28 dicembre. In un video pubblicato sulla pagina Facebook della diocesi, di fronte alla cattedrale dell’Esaltazione della Santa Croce, riferice che «ci sono delle persone sotto le macerie. Speriamo che siano vivi». Dal vescovo anche una esortazione a restare uniti per superare il momento: «Come siamo stati insieme nella guerra e in altre difficoltà, in questa pandemia, restiamo uniti anche adesso in questo terremoto che ha colpito gran parte della nostra diocesi di Sisak ma anche altre località nella Croazia del Nord».

La scossa è arrivata mentre il presule visitava le chiese danneggiate dalla scossa del giorno prima, con il portavoce e l’economo della diocesi, rispettivamente Stjepan Vego e Zdravko Novak. «Di fronte ai nostri occhi – ha raccontato Vego all’agenzia cattolica Ika – è caduta la croce della chiesa di San Lorenzo a Petrinja, dopo abbiamo visto la chiesa di Sela completamente distrutta e anche la chiesa di Odra», due paesini della zona. Alla cattedrale di Sisak invece «manca una buona parte della torre e del tetto. Non ci si può neanche entrare e nel frattempo da tutta la diocesi arrivano le notizie di chiese distrutte, non sappiamo se potranno essere celebrate le Messe».

Nonostante le notizie «ancora frammentarie e confuse», non ha dubbi il rettore dell’Università Cattolica di Zagabira don Zeljko Tanjic: «La situazione è grave. I danni sono notevoli e ci sarebbero vittime». La regione, tra l’altro, aveva già subito un terremoto il 22 marzo scorso. Le notizie più drammatiche arrivano dalla zona dell’epicentro. Il sacerdote è in contatto con i suoi conoscenti di Petrinja: «Mi parlano di una città distrutta con persone sotto le macerie». Poi ricorda le sofferenze già patite da questa regione che «aveva subito gravissimi danni durante la guerra dei Balcani negli anni ’90. A lungo occupata, l’area fu al centro di combattimenti – aggiunge -. La popolazione rientrata lentamente dopo la fine delle ostilità ha ricostruito e ha ripreso a vivere. Adesso dovrà ricominciare da capo. La popolazione è angosciata. La guerra, la pandemia e ora il terremoto». Lo testimoniano le parole di un uomo, riferite dal rettore: «Ricostruire dopo la guerra è stata dura ma ce l’abbiamo fatta perché eravamo giovani, adesso che siamo più vecchi come faremo? È tutto distrutto, abbiamo perso tutto. Mi restano solo le macerie».

Nelle prime ore dei soccorsi intanto una donna è stata trovata viva sotto le macerie della sede del Comune di Petrinja e il ministro degli Interni ha revocato le restrizioni in vigore per la pandemia che vietavano gli spostamenti tra le varie regioni del Paese balcanico, per permettere agli sfollati di raggiungere parenti o amici. La deroga è valida solo per gli abitanti della regione di Sisak-Moslavina.

Da Bruxelles è arrivato, via Twitter, il sostegno della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: «Siamo con la Croazia. Siamo pronti a sostenere». Quindi ha precisato di aver chiesto al commissario europeo per le emergenze umanitarie Janez Lenarcic «di recarsi in Croazia non appena la situazione lo permetterà». Sostegno è arrivato anche dal presidente del Consiglio dell’Ue Charles Michel, che ha affermato di «seguire da vicino la situazione in Zagabria dopo il devastante terremoto. I nostri pensieri – ha detto – sono con i colpiti e quelli che lavorano in prima linea. In questi tempi difficili, l’Ue offre il suo pieno supporto e assistenza alle persone in Croazia».

30 dicembre 2020