Torna a suonare l’organo del Pantheon

L’intervento di riqualificazione iniziato nell’aprile 2013. L’arciprete Daniele Micheletti: «Essenziale avere un organo fruibile per l’uso liturgico e religioso»

Al termine di un certosino lavoro di riqualificazione, tornano a vibrare le canne dell’organo della basilica di Santa Maria ad Martyres, nota a tutti come Pantheon. Sabato 2 novembre, dopo la benedizione del canonico monsignor Marco Malizia, un concerto ha inaugurato lo strumento riportato alla sua originale efficienza dalla bottega organaria “Salvatore Pronestì” di Vibo Valentia, in Calabria. Un «importante momento di festa», lo ha definito monsignor Daniele Micheletti, arciprete della basilica che dal 2000, anno della sua nomina a canonico. Con il Capitolo ha più volte disposto lavori di ripristino dell’organo antico che oggi, dopo sei mesi di lavoro, «torna a suonare in tutta la sua capacità». Nove i brani eseguiti dai maestri Laura Sarubbi, Salvatore Pronestì e don Michele Faustino Loda, che ha anche diretto la Cappella musicale del Pantheon.

Ideato e realizzato nel 1926 da Giovanni Tamburini in occasione dei restauri che interessarono il complesso monumentale dal 1925 al 1933, l’organo a trasmissione elettrica con dieci serie di canne fu inaugurato il 23 settembre 1926. «Dal 1985 ai primi anni del 2000 non è stato possibile suonarlo – ha spiegato monsignor Micheletti -: l’umidità propria della basilica aveva causato danni gravissimi all’impianto, in modo particolare alla consolle». Fu quindi eseguito un primo intervento di riqualificazione nel 2003. Dieci anni dopo, nel 2013, si rese necessario un secondo intervento mirato alla consolle. Ad aprile di quest’anno, a causa di persistenti problemi che rendevano inaffidabile lo strumento e incerto il suo utilizzo, si è dato il via ad un nuovo e più radicale intervento di riqualificazione che ha riportato lo strumento «alla completa funzionalità originaria – ha affermato Salvatore Pronestì, titolare della bottega organaria che ha eseguito i lavori -. Abbiamo amato questo strumento e dopo un lavoro faticoso siamo riusciti a riportarlo in vita».

È attualmente allo studio la collocazione nel 2020 di un ulteriore registro ad ancia per completare la capacità espressiva dell’organo. «Per noi è essenziale avere un organo fruibile per l’uso liturgico e religioso, per rendere ancora più solenni le celebrazioni – ha rimarcato l’arciprete -. Prima il suono dell’organo copriva a malapena il brusio dei fedeli, ora si sente anche in piazza. Tra l’altro promuoviamo spesso iniziative musicali anche per i numerosi turisti che ogni anno visitano il Pantheon. Solo lo scorso anno, secondo il Polo museale del Lazio, hanno visitato il complesso monumentale 7 milioni e 700mila persone. Il nostro intento è offrire loro una realtà spirituale che vada al di là del credo religioso e che permetta di vivere un’esperienza significativa».

Per comprendere quale emozione generi la visita al Pantheon, il Capitolo dei canonici ha stretto una partnership con la Fordham University di New York. «Per i prossimi due anni – ha proseguito monsignor Micheletti – gli studenti intervisteranno i turisti e capiremo meglio che tipo di esperienza religiosa fanno qui».  Il sacerdote ricorda che nell’opera di restyling del Pantheon rientrano anche le 14 formelle della Via Crucis, l’ambone e l’altare consacrato il 13 maggio 2018 in occasione dei 1.409 anni dalla dedicazione della chiesa che da tempio pagano fu trasposto al culto cristiano da Papa Bonifacio IV il 13 maggio 609. «Il Pantheon si veste di nuovo – ha concluso l’arciprete -. I visitatori hanno il diritto di entrare in un luogo impregnato di storia ma di esprimere la loro fede oggi».

4 novembre 2019