Ucraina e Russia tra bombe e colloqui

Colpito il teatro di Mariupol, rifugio di centinaia di civili. Attacchi anche a Kiev e in diverse altre città. L’intelligence britannica: invasione «ampiamente bloccata su tutti i fronti». Il presidente ucraino Zelensky: «La priorità è la fine della guerra. Negoziati difficili»

Le bombe russe sono cadute ieri sera, 16 marzo, anche sul teatro di Mariupol, dove l’assedio si è stretto ormai da diversi giorni. All’interno, centinaia di civili. Le immagini satellitari mostrano due scritte in caratteri cirillici davanti e dietro alla struttura: “Bambini”. «Finché non ne sapremo di più, non possiamo escludere la possibilità di un obiettivo militare ucraino nell’area del teatro ma sappiamo che il teatro ospitava almeno 500 civili», ha dichiarato Belkis Wille, referente di Human Rights Watch, esprimendo «serie preoccupazioni» su «quale fosse l’obiettivo in una città sotto assedio da giorni e in cui telecomunicazioni, elettricità, acqua e riscaldamento sono stati quasi completamente interrotti». Difficili anche le operazioni di soccorso, a motivo dei combattimenti in corso. «Una terribile tragedia», l’ha definita il sindaco Vadym Boychenko, aggiungendo: «Non lo perdoneremo mai. Ma non ci arrenderemo». Questa mattina, la notizia che il rifugio anti aereo sembra aver resistito: molte persone stanno uscendo vive dalle macerie ma ancora non si ha notizia di feriti o del numero dei morti.

Attacchi nella notte anche a Kiev – dove l’allarme è scattato alle 2.25 – e nelle zone limitrofe, con gli abitanti che sono stati invitati a recarsi nei rifugi della Protezione civile. Nella Capitale un missile è stato abbattuto dalla contraerea ucraina, intorno alle 5 del mattino, ma i resti sono finiti su un grattacielo, provocando un morto e tre feriti. Sirene anti aeree in funzione anche in diverse altre citta, da Rivne a Ivano-Frankivsk. Colpita, nella parte orientale del Paese, la città di Merefa nell’Oblast di Kharkiv, dove, secondo le autorità locali, si registrano vittime tra i militari ucraini, riferisce il Kyiv Independent. Merefa, 21.500 abitanti, è stata raggiunta da un attacco aereo. Danneggiata una scuola. Distrutto il centro comunitario locale. Notte di calma invece a Leopoli e nell’ovest dell’Ucraina mentre notizie di esplosioni sono arrivati via social ma relative a diverse città della Bielorussia: nella centrale Slutsk ma anche a Stolin e Luninets, non lontane dal confine ucraino. Mancano conferme ufficiali ma, secondo alcuni media internazionali, sarebbero state causate da una massiccia esercitazione dell’esercito bielorusso.

Novità a Kherson, nel sud dell’Ucraina, dove l’esercito di Mosca ha costituito un “Comitato di salvezza per la pace e l’ordine”, per governare la città. Ne fanno parte politici e personaggi locali filo-russi. Da Sumy invece, nella regione nord orientale, il governatore Dmytro Zhyvytsky denuncia su Telegram – con foto e video – saccheggiamenti e furti di cibo da parte delle truppe russe nei confronti degli abitanti, che in alcuni casi sarebbero stati battuti fuori dalle loro case. Intanto secondo fonti Usa sarebbero almeno 7mila i soldati russi morti in 21 giorni di guerra nel Paese; oltre 14mila quelli rimasti feriti, molti dei quali già rimpatriati passando dalle basi in Bielorussia, riferisce il New York Times. E anche l’intelligence britannica, nel suo ultimo aggiornamento, parla di un’invasione russa «ampiamente bloccata su tutti i fronti», con le forze russe che «hanno fatto progressi minimi sul terreno, nel mare e nello spazio aereo negli ultimi giorni, continuando a registrare pesanti perdite». Dall’altra parte della barricata, rilevano, «la resistenza ucraina è ancora solida e ben coordinata» e «la maggior parte del territorio ucraino, comprese tutte le grandi città, resta sotto il controllo ucraino».

Intanto, nonostante tutto, i colloqui di pace continuano. In un video affidato ai social il presidente ucraino Volodymy Zelensky ha definito nuovamente le sue priorità: «Fine della guerra, garanzie di sicurezza, sovranità, ripristino dell’integrità territoriale, garanzie reali per il nostro Paese, protezione reale per il nostro Paese». Quindi alla Nbc ha ribadito: «I negoziati sono abbastanza difficili». Nella giornata di ieri il Financial Times  ha dato notizia di una bozza di piano di pace in 15 punti su cui le due delegazioni stanno discutendo: un passo in avanti concreto, anche se i potenziali ostacoli restano molti. Lo stesso ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba in un’intervista alla Cnn ha affermato: «Devo essere chiaro, entrambe le delegazioni, quella russa e quella ucraina, sono lontane dal raggiungere un accordo sulla situazione attuale. Ci sono una serie di fattori – ha spiegato – che fanno la differenza nella posizione russa nei colloqui. Il primo è la feroce resistenza dell’esercito e del popolo ucraini sul campo, la seconda sono le sanzioni imposte alla Russia, che fanno crollare e soffrire l’economia russa. Fattori che hanno costretto la Russia a cambiare leggermente posizione». Nell’analisi di Kuleba, non si tratta di «un cambiamento drammatico o serio» ma, «date le circostanze, ogni cambiamento nella posizione russa è costruttivo. Perché loro iniziano con degli ultimatum che, se messi insieme, costituiscono una resa unilaterale dell’Ucraina e questo non è accettabile».

17 marzo 2022