Alla Galleria d’Arte Moderna le affinità elettive
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Alla Galleria d’Arte Moderna le affinità elettive

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Renato Guttuso, Natura morta con pianoforte, 1947

Circa 40 opere della collezione parmense della Fondazione Magnani Rocca dialogano con quelle della collezione capitolina della Galleria d’Arte Moderna 

Lo spazio espositivo spoglio e un po’ buio – trattasi di un ex convento delle carmelitane – è indicato per ospitare la mostra il cui titolo ambizioso “Affinità Elettive” suscita la curiosità del visitatore, che coglie l’occasione per scoprire una Galleria nella quale forse, dalla sua apertura piuttosto recente per una sede museale romana, non si è mai recato. Affinità, ovvero corrispondenze tematiche, formali e figurative, da ricercare nelle opere di protagonisti del nostro Novecento (alcuni poco noti al grande pubblico) appartenenti ad entrambe le collezioni.

Il racconto pittorico, accompagnato da suggestioni musicali che spaziano da Ottorino Respighi a Gourdijeff, si apre con il capolavoro di de Chirico “Enigma della partenza”, che cala il visitatore in un’atmosfera immobile e destabilizzante per accostamenti di colore, e per contrapposizione di vuoti e ombre, espressività e silenzio. Artista al quale si sono ispirati, rispettivamente, nello studio della statuaria antica in un rigoroso spazio prospettico e nella raffigurazione del soggetto in un’atmosfera intellettuale in bilico tra sogno e visione, Franco Gentilini nei “Giovani in riva al mare” e Felice Casorati in “Susanna”. Più fruibile il confronto con De Pisis, amico di de Chirico, il quale per sua stessa ammissione “una pittura davvero bella sempre sconfina verso l’aldilà” e “la metafisica è fatta spesso più di semplicità, chiarezza, sonorità e palpito, che di ricerca e aridità”.

I protagonisti delle sue opere sono infatti oggetti senza valore, scartati o ignorati, disposti con ordine innaturale in interni senza tempo e senza spazio. Un senso di estraneità è suggerito ad esempio in “Pesce e bottiglia”, con la sagoma del pesce sospesa in verticale. Mentre la volumetria delle cabine nel dipinto omonimo di Pasquarosa interrompe, in contrasto con la distesa del paesaggio sullo sfondo, l’immobilità stagnante.
Nel percorso la riflessione, non facile, prosegue con opere di sicuro impatto emotivo: la ballerina, trasformata in una marionetta disarticolata, e l’ “angelo rapitore” di Severini, eseguito in occasione della morte prematura del figlio.

Spetta alle eterogenee nature morte introdurre il visitatore alla lotta tra arte realista ed informale, tra arte e materia, fino allo stravolgimento della creazione stessa di un’opera con “Sacco” di Burri.

La mostra si conclude con una sezione di opere grafiche dedicata alle acqueforti di Giorgio Morandi.

AFFINITÀ ELETTIVE. Da de Chirico a Burri. c/o Galleria d’Arte Moderna di Roma, Via Francesco Crispi, 24. Fino al 13 marzo 2016. Curatori: Maria Catalano; Federica Pirani; Gloria Raimondi; Stefano Roffi . Orari: Da martedì a domenica ore 10.00 – 18.30 24 . L’ingresso è consentito fino a mezz’ora prima dell’orario di chiusura; lunedì chiuso. Bigletti: Intero € 7,50; Ridotto € 6,50 (biglietto unico ingresso alla Galleria d’Arte Moderna di Roma e Mostra). Riduzioni e gratuità per le categorie previste dalla tariffazione vigente. Informazioni: tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)

 

 

12 febbraio 2016