Microcredito alle famiglie per gli investimenti

Microcredito alle famiglie per gli investimenti

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La proposta è arrivata dall’incontro tra Forum famiglie, banche ed imprese: «Investire nel welfare familiare è una scelta vincente ma ancora poco attuata» 

Leonardo Innocenti, 5 figli e 25 dipendenti, è titolare di un’azienda che si occupa di verniciature ad Anagni. Si tratta di un’impresa a conduzione familiare giunta alla quarta generazione. «È una grande famiglia. I lavoratori si confidano di più con me che con le loro mogli», racconta sorridendo. Marco Calcagni guida a Lecco un’impresa con 500 dipendenti che realizza macchinari per la stampa di etichette e per imballaggi. L’ha ereditata dal suocero e da qualche tempo lavora con lui anche suo figlio.

Nelle politiche aziendali ha deciso di tenere presente le dinamiche delle famiglie. E così sono state stipulate convenzioni e accordi per fornire loro alcuni servizi. «Lavorando non si trova il tempo di fare tante cose – spiega -. Quindi, abbiamo voluto creare dei servizi all’interno dell’azienda, come le consulenze legali per i dipendenti, la farmacia, il cambio delle gomme e soprattutto la lavanderia. I lavoratori all’inizio dell’orario di servizio lasciano i vestiti da lavare e al termine della giornata li trovano puliti».

Testimonianze che raccontano come
un’azienda possa essere una famiglia. Ma «anche la famiglia investe e svolge una funzione economica e produttiva simile a quella di un’impresa. Eppure il sistema bancario sembra ignorare questo aspetto», sostiene il presidente del Forum delle famiglie, Gigi De Palo, durante l’incontro tra associazionismo familiare, banche ed imprese, organizzato sabato 21 gennaio all’Istituto dell’Enciclopedia Italiana. Un appuntamento dal quale è emersa una proposta concreta: l’apertura del microcredito bancario alle famiglie con l’obiettivo di utilizzarlo più per gli investimenti che per il consumo.

«Le banche, attraverso il microcredito, devono impegnarsi a sostenere il ruolo generativo della famiglia, la formazione dei figli, i casi di astensione dal lavoro e le iniziative di promozione sociale – aggiunge De Palo -. Così si può agevolare la ripresa dell’economia in Italia». Lo conferma il presidente della Fondazione con il Sud, Carlo Borgomeo: «La famiglia deve essere un soggetto al quale le banche eroghino credito, anche perché la crescita deve avere alla base un capitale sociale che la procuri».

Dati alla mano, spiega che il
microcredito ha raggiunto numeri di rilievo: 311 programmi, 102mila prestiti e un miliardo 300 milioni erogati. «La famiglia, però, non è ancora una voce tra quelle che ne può trarre particolari benefici». Anche secondo Sergio Gatti, direttore generale di Federcasse, dovrà esserlo: «Si può studiare un microcredito per la famiglia e per le stagioni che la caratterizzano – afferma -. Dalla fase della nascita a quella adulta, bisogna mettere a fuoco i suoi bisogni e le forme tecniche di erogazione del credito».

Dalle esperienze delle due aziende di Anagni e Lecco un’ulteriore indicazione: investire sul welfare familiare può essere una scelta «vincente». «Perché le aziende stesse sono più forti e i dipendenti più motivati», spiega Dionigi Gianola, direttore generale della Compagnia delle Opere, alla quale aderiscono circa 30mila piccole e medie imprese. Gianola suggerisce l’introduzione della «Corporate family responsibility», un indicatore che misuri la capacità dell’azienda di riconoscere il ruolo della famiglia, «non solo di quella che ha avviato l’attività imprenditoriale, e in Italia l’86% delle aziende è di natura familiare, ma anche e soprattutto di quella dei dipendenti».

 

23 gennaio 2017