Aleppo, l’arcivescovo armeno cattolico: «Nessuna attesa dai raid Usa»

Per monsignor Boutros Marayati gli autori dei bombardamento contro le basi Jihadiste in Siria non sono visti come liberatori. Intato, aumenta l’incertezza. «Restiamo – dichiara – per far vivere i germogli di speranza che fioriscono tra le macerie»

«Qui la gente non ha una visione chiara di quello che sta succedendo». L’arcivescovo armeno cattolico di Aleppo Boutros Marayati non ha dubbi: i raid aerei contro le basi jihadiste in Siria, realizzati dagli Usa con il sostegno di alcuni Paesi arabi, non suscitano attese positive tra la popolazione siriana di Aleppo, timorosa «che questo tipo di intervento esterno possa peggiorare la situazione», riferisce all‘Agenzia Fides.

Secondo il presule, gli autori dei bombardamenti non sono visti come “liberatori”. Anzi, «il sentimento prevalente è che i raid non risolveranno i problemi, e potrebbero addirittura aumentarli». Così come aumenta, giorno dopo giorno, l’incertezza: «Quella con cui i padri e le madri di famiglia si chiedono se sia ancora possibile rimanere o se l‘unica salvezza sia ormai da cercare nella fuga».

Intanto le scuole nei quartieri di Aleppo controllati dal governo hanno riaperto. «Noi rimaniamo qui – ripete monsignor Marayati – e cerchiamo di sostenere tutti per fare in modo che rimangano qui. C‘è acqua solo due ore al giorno, sui nostri quartieri cadono ogni giorno i missili dei ribelli, manca il cibo. Il nostro unico compito, in questa situazione, è cercare di far vivere i germogli di speranza che fioriscono tra le macerie».

24 settembre 2014