Arroba Conde: «il Sinodo, “camminare con” la famiglia»

Per l’ordinario di Diritto processuale canonico della Lateranense, tra i partecipanti all’assise, l’Assemblea dovrà avere una prospettiva di «discernimento interdisciplinare»

Ci sarà anche un giurista della Lateranense tra i partecipanti alla terza Assemblea straordinaria dedicata alla famiglia che si aprirà domenica 5 ottobre in Vaticano. Alla prima “tappa” del Sinodo, che riguarderà le “Sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, padre Manuel Jesús Arroba Conde è stato convocato direttamente da Papa Francesco. Spagnolo, ordinario di Diritto processuale canonico e preside dell’Institutum Utriusque Iuris della Pontificia Università Lateranense, il professor Arroba Conde ricorda ancora l’esperienza dei suoi primi anni di formazione pastorale «in una periferia emarginata di Granata». Qui «il disagio in cui versavano le famiglie – dice il professore – mi indusse a intraprendere gli studi giuridici e canonici». Poi, venne la formazione dei giovani giuristi, quella nei tribunali ecclesiastici e nella pastorale familiare in una parrocchia romana. Questo e tanto altro porterà nel suo bagaglio al Sinodo

Professore, in un contesto come quello delineato dall’Instrumentum Laboris di «crisi sociale e spirituale», quali sono le sfide che deve affrontare la famiglia, quali le urgenze da sottolineare?
L’instrumentum laboris elenca un panorama di sfide molto completo, diviso tra quelle che provengono dalla vita interna della famiglia e quelle provenienti da pressioni esterne. Del primo gruppo fanno parte le difficoltà relazionali e di comunicazione, le frammentazioni dovute a soluzioni precipitose di fronte a tali problemi, il mantenimento di unioni costruite su abusi, violenze, sfruttamento di donne e minori, o segnate dall’indifferenza, con scarsa apertura alla vita. Tra le pressioni esterne si annoverano l’organizzazione dei ritmi di lavoro, che mette a dura prova i tempi per stare in famiglia e la loro qualità, la precarietà lavorativa che compromette la stabilità materiale dei nuclei familiari, l’immigrazione cui sono costretti alcuni membri della famiglia per garantire la sussistenza di essa, l’estrema povertà in cui versano molte altre, o l’eccessivo lusso consumista che segna lo stile di vita dei più privilegiati. Da tali sfide emergono, in favore della famiglia, altrettante urgenze che investono molteplicità di ambiti, tra cui quelli economico, sociopolitico, giuridico, e ovviamente quello direttamente pastorale, trattandosi di situazioni che richiamano un particolare accompagnamento da parte di una Chiesa che si senta davvero “in uscita”.

Quali sono gli strumenti attraverso i quali la Chiesa può rispondere a questa crisi?
Il principale strumento che possiede la Chiesa è il Vangelo di cui è chiamata a essere testimone, sostenuta dallo Spirito di Gesù. In realtà, le complesse e molteplici dimensioni coinvolte nei problemi che gravano oggi sulla famiglia non smentiscono l’esistenza di un filo conduttore comune, di natura antropologica, e che risulta essere il problema di fondo e più radicale: l’accentuato rischio di perdere l’arricchente esperienza secondo cui la più gratificante affermazione personale non è quella ottenuta all’insegna di un soggettivismo senza limiti, ma tramite relazioni di donazione e reciprocità creative, responsabilizzanti e solidali. In tal senso, anche in seno alla vita della Chiesa, delle parrocchie e di altre strutture pastorali, è urgente recuperare la soggettività specifica della famiglia.

C’è il rischio che il dibattito pre-sinodale, cui i media danno grande spazio, riduca il Sinodo alla sola questione dei divorziati risposati?
Penso che possano contarsi con le dita delle mani i Padri sinodali esposti a simile rischio; la maggioranza di essi ha lavorato a contatto diretto con la realtà familiare e sa bene quanto sarebbe riduttivo, di fronte ai gravi problemi sociali e pastorali della famiglia, porre l’accento soltanto in un’unica questione, pur meritevole di discernimento. Non si deve poi dimenticare che sono due le assemblee sinodali sul tema e che in quella del 2014 l’obiettivo è soprattutto l’analisi delle sfide pastorali.

Qual è il contributo che sente di poter offrire a questo Sinodo?
Il contributo che io posso offrire è molto modesto in relazione all’arricchimento che mi verrà dal poter prendere parte a questa esperienza ecclesiale. Se è vero che al discernimento comune ognuno porta sensibilità maturate nei vari servizi cui è stato chiamato, nel mio caso, in relazione al tema del sinodo, avrà molto peso la stretta relazione che ritengo ci sia tra la dimensione dottrinale, sociogiuridica e formativa dello stesso. La mia esperienza di vita e di studio mi ha fatto apprezzare l’importanza delle varie specializzazioni giuridiche che non sono in contraddizione con l’imprescindibile sguardo integrale che richiede il tema in questione. Anzi, poiché sinodo significa “camminare con”, mi auguro che il contributo di ogni partecipante sia quello di favorire l’abbandono di prospettive troppo settoriali e parziali sulla realtà della famiglia, la cui problematica è meritevole di un discernimento seriamente interdisciplinare.

 

3 ottobre 2014