“Comici Camici”, la “terapia” del sorriso nel Day hospital dei piccoli

L’esperienza di sei professionisti nella neuro-riabilitazione pediatrica del Bambino Gesù a Santa Marinella. Il sostegno dell’otto per mille

Con il loro naso rosso, i camici decorati e la valigia piena di oggetti misteriosi, arrivano ogni lunedì mattina a riempire di energia le tre sale di attesa del Day Hospital del dipartimento di neuro-riabilitazione pediatrica dell’Ospedale Bambino Gesù, che ha sede a Santa Marinella, a circa settanta chilometri da Roma. Sono i “Clown Dottori” della cooperativa sociale “Comici Camici“, sei professionisti (educatori, avvocati, psicologi) appositamente formati che operano prevalentemente in contesti ospedalieri con l’obiettivo di spezzare il clima di tensione e paura che spesso si respira nei nosocomi, primariamente attraverso la risata.

«Attivare con un approccio positivo determinati processi fisiologici nel bambino o ragazzo che aspetta di sottoporsi ad una terapia contribuisce a dare forza alla sua parte sana, favorendo il processo di cura». A parlare è Gianluca Folcarelli, presidente della cooperativa, attiva dal 2004. Un sempre maggiore numero di studi e pubblicazioni scientifiche conferma infatti che «coinvolgendo positivamente l’emotivo della persona si migliorano il suo equilibrio immunitario e le sue abilità psico-relazionali, grazie all’attivazione di particolari meccanismi neuro-endocrini».

Così, l’intervento dei Clown Dottori – che operano sempre in coppia e si relazionano in media con non meno di venti bambini e i loro rispettivi genitori – «rende i pazienti più predisposti alla seduta specialistica e più collaborativi nei confronti dei fisioterapisti, terapisti e logopedisti che lavoreranno con loro in ambulatorio» dice Laura, in arte dottoressa Ercolina, che si diletta a creare storie dando forme nuove ai palloncini. «Ciascuno di noi, spendendo il proprio talento e la propria speciale attitudine – continua -, cerca di far vivere l’esperienza di un mondo magico ai piccoli ma anche a chi li accompagna», laddove non si tratta di «entrare in scena, far divertire con uno spettacolo e passare oltre ma di lavorare affinché scocchi la scintilla del cambiamento», creando un «clima sereno, leggero e di interazione tra i presenti, che permanga anche quando i Clown Dottori non ci sono». Favorire un senso di unione tra le mamme e i papà risulta essere particolarmente importante «dato che il 90% degli utenti non risiedono a Roma ma provengono un po’ da tutta Italia – evidenzia Gianluca, alias dottor Trastullo – perciò alla faticosa gestione della patologia si aggiunge il carico emotivo dovuto all’allontanamento dall’ambiente familiare».

In questo senso, l’intervento di clownerie richiede da parte di chi lo propone «la capacità di leggere attentamente il contesto – aggiunge ancora la dottoressa Ercolina -. È attingendo al nostro bagaglio di esperienza e formazione che ogni volta elaboriamo una proposta adeguata, ovviamente impossibile da preventivare, capace di scardinare i contesti e di far sentire partecipi tutti i presenti». Il bambino viene ampiamente coinvolto, «pur rispettando il suo volere, perché forzarlo a partecipare si rivela frustrante e controproducente – dice ancora Gianluca -; perciò c’è chi si butta nella proposta e chi beneficia comunque della risata procurata rimanendo più silenzioso e in disparte». Ogni input viene sfruttato: anche semplicemente «il titolo di un giornale che un genitore sta sfogliando può dare il via all’intervento, rileggendolo con la voce trasformata di un pupazzo che catalizza l’attenzione e apre alla relazione nuova, leggera».

Ciò che conta «è che il paziente faccia propri dei pensieri positivi che faranno da ancoraggio durante tutto il processo di cura – sottolinea il dottor Trastullo -, attivando quei fondamentali meccanismi di auto-guarigione che lo rendono protagonista attivo dell’iter terapeutico». Tutto questo non può prescindere «da una sinergia che si crea con il personale medico e infermieristico del reparto – aggiunge -; a loro va il nostro grazie per lo spirito di collaborazione con il quale hanno accolto questo progetto», che viene finanziato con i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica assegnati dalla diocesi di Roma.

I Clown Dottori, lungi dall’essere pagliacci caotici che si affidano unicamente all’arte dell’improvvisare, quali professionisti competenti si avvalgono di una formazione specifica e continua. «Periodicamente i nostri operatori partecipano a dei ritorni in formazione presso la nostra sede condotti sia da risorse interne, dato che tra i nostri collaboratori ci sono psicologi ed educatori – spiega Gianluca -, sia coinvolgendo altri professionisti, per rimetterci in gioco con nuovi strumenti, in ambito artistico o rispetto a specifici settori di intervento».

Inoltre c’è la proposta formativa per chi voglia intraprendere questa professione: «Sicuramente ci deve essere una predisposizione naturale – chiosa ancora il presidente della Cooperativa sociale “Comici Camici” – ma è importantissimo acquisire le competenze giuste per affrontare al meglio le situazioni che si incontrano in ospedale e negli altri contesti socio-sanitari dove operiamo, riuscendo a coniugare il “sapere” con il “saper fare”». Il corso – della durata di circa 300 ore – allena «all’improvvisazione teatrale, alla clownerie e al gesto mimico ma tra i contenuti ci sono anche elementi di psicologia della relazione d’aiuto, la profilassi, l’igiene ospedaliera oltre a tecniche di meditazione e rilassamento». Segue quindi un tirocinio durante il quale gli allievi «sono sostenuti da un Clown Dottore anziano che fa da tutor – conclude Gianluca -, per maturare nell’esperienza le tecniche e le nozioni apprese durante il lavoro in aula».

8 luglio 2019