Cronaca e memoria, eredità di Voghera

Riproposto a cura di Alberto Cavaglion il “Quaderno d’Israele”, pubblicato per la prima volta nel 1967. I giorni eroici dopo la seconda guerra mondiale e le basi per un mondo nuovo

“Quaderno d’Israele” di Giorgio Voghera (1908-1999), ebreo triestino amico di Umberto Saba e Virgilio Giotti, uscì per la prima volta nel 1967 con l’introduzione di Claudio Magris ed è stato recentemente riproposto nelle Edizioni di Storia e Letteratura di Roma a cura di Alberto Cavaglion (pp. 136, 18 euro). È il diario del protagonista, composto nei giorni eroici e pieni di promesse, al tempo in cui prestava servizio in un kibbuz, all’indomani della seconda guerra mondiale, quando la Palestina era ancora sotto il mandato britannico. Appena nacque lo Stato ebraico, Voghera ritornò in Italia, quasi presagisse quanto sarebbe accaduto e non volesse assistere al naufragio del sogno di pace dopo la barbarie nazista.

In queste pagine rivive l’atmosfera pionieristica ed entusiasmante di uomini e donne feriti eppure ancora indomiti, spesso reduci dai lager i quali, provenienti da ogni parte d’Europa, piantavano le basi per un mondo nuovo, prima dei conflitti con gli arabi che avrebbero tormentato quella terra martoriata fino alla tragedia della Nakba (l’esodo forzato e cruento delle popolazioni locali durante la guerra civile del 1948) e oltre ancora. A Voghera era già chiaro il nodo spinoso che di lì a poco avrebbe caratterizzato la vita dei suoi compagni d’avventura: «Io vedo il sionismo solo come una dura necessità imposta dalla stoltezza e dalla crudeltà umana». E, poco più in là, con lucidità ancora maggiore: «Non c’è purtroppo da farsi illusioni per l’avvenire. Se non esistono, sul piano umano, seri motivi di contrasto fra i due popoli che convivono in questo Paese, c’è però un conflitto fra le loro aspirazioni politiche, che può diventare insanabile e portare alle più terribili conseguenze».

Sono perspicaci le notazioni antropologiche e paesaggistiche, a partire dagli incontri e dalle amicizie del giovane colono, impegnato giorno e notte nei lavori manuali e nei turni di guardia: «Chi non l’ha visto non può immaginare che cosa sia un cielo stellato in Palestina in una notte limpida». La storia bellica resta tuttavia sempre incombente, come un’ombra minacciosa: «Quando si levano i “Liberators” che vanno a bombardare gli obiettivi nei Balcani, se si conosce esattamente la loro rotta (che poi è sempre la stessa), si vedono alle volte le stelle oscurarsi un momento al loro passaggio».

Voghera fu uno scrittore prezioso, da recuperare negli annali della letteratura novecentesca, autore di un romanzo come “Il segreto” (1961) che ci piacerebbe veder ristampato. Nei Quaderni israeliani, da lui elaborati in ebraico e poi tradotti in italiano, rifulge la sua capacità di tenere insieme cronaca e memoria, dimensione quotidiana e aspirazioni di giustizia collettiva, nella rievocazione trasognata di una comunità ideale di sopravvissuti, microcosmo di speranze troppo spesso tradite, alla ricerca di una difficile stabilità nazionale.

31 gennaio 2022