Il silenzio, anzitutto. E poi quel dolore «affrontato con grande dignità». Padre Romolo Proietti raccoglie in questi due elementi la celebrazione dei funerali di Luca Sacchi, ieri, 6 novembre, nella parrocchia del Santissimo Nome di Maria, in via Centuripe. Luca, 24 anni, personal trainer, è stato ucciso il 23 ottobre scorso, davanti al pub John Cabot, in zona Colli Albani. Un colpo di pistola alla testa. In queste occasioni tanto dolorose, ha sottolineato padre Proietti nella sua omelia, «più della parola è forte il silenzio»: di fronte a una morte così tragica «non possiamo non porci degli interrogativi, non chiederci il perché di tanto dolore e di tanta violenza». Interrogativi «che io pongo ai giovani: sono loro che devono rispondere, quelli che sono riusciti a risalire la china ma che devono ricordare anche che ci sono tanti coetanei in pianura che hanno bisogno di loro per mettersi in cordata».

Per padre Proietti, «la morte di Luca ci fa morire in un certo senso». Eppure «trovare un senso e risorgere in questo mondo» è possibile. Il religioso offre due piste: la prima è quella «dell’educazione familiare e scolastica, che ha bisogno anche di disciplina e di educatori rappresentativi, e dell’educazione alla legalità, perché senza regole non si è liberi». La seconda, «per noi credenti, è la nostra fede che non è una questione filosofica: si tratta di credere in Cristo, il quale, prima di morire, rivolgendosi al Padre dice: “Perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Il perdono però – ha ribadito il religioso – non è un fatto di volontà, è un atto d’amore. Cristo ci ha perdonato per amore. Gesù ci dice anche che è la Risurrezione e la Vita. La morte non è la parola definitiva».

Con i genitori e il fratello di Luca, tanti anche gli amici presenti alla celebrazione, iniziata con il rombo delle motociclette che hanno “accolto” l’arrivo della salma. Subito dopo «è tornato un silenzio tombale che colpiva», riferisce padre Proietti all’Agenzia Sir. Hanno concelebrato con lui il parroco padre Mario Rota, il cappellano dell’ospedale San Giovanni e un altro sacerdote.

7 novembre 2019