Il Papa ai giovani del Mozambico: «Siete una promessa di vita»

Densa di appuntamenti la prima giornata in Africa di Francesco; prima il discorso alle autorità, poi l'incontro interreligioso con i giovani, quindi il clero. E la visita privata a Casa Matteo 25

Il ricordo dei giochi della sua infanzia, nell’incontro nella nunziatura apostolica di Maputo, con un gruppo di partecipanti a un’esperienza promossa da Scholas occurentes in Mozambico, accompagnati dal direttore Enrique Adolfo Palmeyro.: un pallone fatto di stracci, nelle strade di Buenos Aires. È iniziata così la prima tappa della visita di Papa Francesco in Mozambico, nell’ambito del suo 31° viaggio apostolico, che lo porterà anche in Madagascar e Mauritius. Quindi il discorso indirizzato al presidente della Repubblica del Mozambico, Felipe Nyusi, alle autorità locali e al corpo diplomatico nel Palazzo Ponta Vermelha, con il quale la visita è entrata nel vivo, toccando i nervi scoperti della società del Mozambico. A cominciare dal ricordo delle vittime dei cicloni e dalla questione ambientale, per continuare con l’invito a un «coraggio di alta qualità» per dire «no alla violenza e sì alla pace»: la pace, è l’esortazione di Francesco, «torni a essere la norma e la riconciliazione la via migliore per affrontare le sfide».

Nel suo discorso, il pontefice ha ricordato l’accordo siglato il mese scorso nella Serra della gorongosa, che ha messo fine alle ostilità militari «tra fratelli mozambicani»: una «pietra miliare – lo ha definito -, speriamo definitiva, sulla via della pace». Citando quindi Giovanni Paolo II che qui venne in visita nel 1988 ha ricordato i lutti e le sofferenze della guerra che non devono ripetersi e ha aggiunto: «No alla violenza che distrugge, sì alla pace e alla riconciliazione». E alle autorità del Paese ha indicato la strada da seguire: «Non smettete di impegnarvi finché ci saranno bambini e adolescenti senza istruzione, famiglie senza casa, lavoratori senza occupazione, contadini senza terra. Queste sono le basi di un futuro di speranza, perché futuro di dignità. Queste sono le armi della speranza».

Al termine dell’incontro nel palazzo presidenziale, il Papa ha raggiunto quindi il Pavillon Maxaquene per l’incontro interreligioso con i giovani, percorrendo in papamobile le strade di Maputo sulle quali si erano riversate ad attenderlo centinaia di migliaia di persone. Circa 15mila i giovani all’interno della struttura; altri 4mila quelli rimasti fuori. Cristiani, ma anche musulmani, indù e fedeli di altre religioni. «Siete una promessa di vita, che porta in sé una tenacia, che non dovete perdere né lasciarvi rubare – ha detto loro Francesco -. Come realizzare i sogni, come contribuire a risolvere i problemi del Paese? Mi piacerebbe dirvi: non lasciate che vi rubino la gioia. Non smettete di cantare e di esprimervi secondo tutto il bene che avete imparato dalle vostre tradizioni. Che non vi rubino la gioia!». Quindi, mettendoli in guardia da rassegnazione e ansia, che «uccidono i sogni e la speranza», li ha esortati: «Sognate insieme, sognate con gli altri, mai contro gli altri. E non abbiate paura di sbagliare. Possiamo sbagliare mille volte, ma non cadiamo nell’errore di fermarci». Anche a loro infine ha indicato un compito: mettere fine all’inimicizia che crea la guerra e «scrivere una pagina nuova di storia». Gettare ponti per «una pagina piena di speranza di pace e di riconciliazione» e, ancora, coltivare l’impegno «per proteggere la nostra casa comune, una casa che è di tutti e per tutti». Ai ragazzi il pontefice ha ricordato che «Dio vi ama» e questa è una certezza che accomuna tutte le religioni.

Il pomeriggio di Francesco si è aperto con l’incontro in cattedrale con i vescovi, il clero, i religiosi e le religiose. L’amore di Dio che spinge alla missione, la vicinanza, la compassione: queste le “raccomandazioni” del Papa al clero del Mozambico. «Per noi sacerdoti – ha affermato con passione – le storie della nostra gente non sono un notiziario: noi conosciamo la nostra gente». E ha rinnovato l’invito a essere «Chiesa della visitazione», che «non può far parte del problema delle competenze, del disprezzo e delle divisioni gli uni contro gli altri» ma deve essere «spazio di soluzione, in cui siano possibili il rispetto, l’interscambio e il dialogo». Insomma, unire più che dividere: questa la consegna di Francesco, che ha invitato a sviluppare «una cultura dell’incontro in una multiforme armonia» come risposta alle esigenza della società mozambicana.

Prima di incontrare il clero, Francesco aveva ricevuto in nunziatura una delegazione della diocesi di Xai Xai, con cui aveva avviato un gemellaggio al tempo in cui era arcivescovo di Buenos Aires. Quindi, dopo l’appuntamento in cattedrale, un’altra tappa privata: la visita a Casa Matteo 25, iniziativa della nunziatura di Maputo in collaborazione con la Chiesa locale e circa 20 congregazioni religiose, per assistere con pasti, servizi igienici e sanitari i giovani e i bambini di strada, che ogni sera vengono raggiunti nei luoghi in cui vivono dai volontari dell’associazione. Ad accoglierlo, un coro di bambini. Il Papa si è fermato a pregare nella cappella, quindi ha ascoltato alcuni canti e ha ricevuto dei regali dai bambini – un disegno realizzato da loro e una croce -, intrattenendosi con loro come un nonno. Alla fine, ha fatto ritorno in nunziatura.

6 settembre 2019