Il Papa inaugura una casa famiglia a Tor de’ Schiavi

Il 6 maggio in visita alla parrocchia del Santissimo Sacramento. Nella struttura vivranno 7 disabili del quartiere, accuditi da due religiose e una laica, supportate da numerosi volontari

La lecita preoccupazione di alcuni genitori sul futuro dei figli disabili. La frustrazione di non essere in grado di offrire un aiuto concreto. E la risposta individuata nel Vangelo. È da queste esperienze che nasce la “Casa della gioia”, una struttura nel solco del “Dopo di noi”, che domenica 6 maggio sarà benedetta da Papa Francesco durante la visita pastorale alla parrocchia Santissimo Sacramento a Tor de’ Schiavi. L’inaugurazione della casa famiglia rappresenterà la tappa principale di questo incontro del Santo Padre. Al suo arrivo, alle ore 16, sarà accolto dall’arcivescovo vicario Angelo De Donatis, dal parroco don Maurizio Mirilli, dal vice parroco don Vasile Muresan e dai collaboratori parrocchiali don Dieudonné Kambale e don Juan Pablo Castillo.

Nel campetto parrocchiale Bergoglio risponderà alle domande preparate dai bambini del catechismo, dai giovani della parrocchia, dai ragazzi e dai genitori dell’oratorio. Nel salone parrocchiale abbraccerà poi gli anziani e gli ammalati. Previsto anche l’incontro con i responsabili della Caritas, del progetto “Quartieri solidali” e con i giovani del servizio notturno itinerante. Alle 17.30, dopo aver confessato tre parrocchiani, celebrerà la Messa. Ubicata nei locali del sottotetto della chiesa, la “Casa della gioia”, che potrà ospitare sette ragazzi disabili, è stata pensata e voluta dal parroco. Il progetto è stato condiviso e sostenuto dal Vicariato di Roma.

Un paio di anni fa alcune mamme in età avanzata avevano chiesto aiuto al sacerdote per l’assistenza dei figli quando sarebbero rimasti senza famiglia. «Oltre che pregare non sapevo cosa fare – ricorda il parroco -. Con questa inquietudine ho partecipato agli esercizi spirituali di due anni fa guidati dall’arcivescovo di Manila Luis Antonio Tagle». Una delle meditazioni riguardava il brano del Vangelo di Luca in cui si racconta del paralitico desideroso di raggiungere Gesù e calato dal tetto su un “lettuccio” grazie alla fede e all’amore dei suoi amici. «Il cardinale – prosegue don Maurizio – disse che, oltre a spalancare le porte delle chiese come ci invita a fare Papa Francesco, il Vangelo ci sprona a scoperchiare i tetti per accogliere chi ha bisogno di Cristo. Quella Parola mi folgorò e capii cosa dovevo fare». Sulla chiesa, infatti, c’erano alcune stanze inizialmente usate per il catechismo e poi adibite a magazzino. Da oggi ospiteranno i disabili del quartiere. Sette di loro vivranno stabilmente nella casa di accoglienza, accuditi da due religiose e una laica, supportate da numerosi volontari che hanno offerto la loro disponibilità per la mensa e le altre attività quotidiane. Di giorno aprirà le sue porte ad altre associazioni di ragazzi con disabilità, i quali parteciperanno ai laboratori di pittura o musicoterapia. «In chiesa avremo l’Eucaristia celebrata – aggiunge il parroco -, nella casa l’Eucaristia vissuta».

“Casa della gioia” sarà gestita dall’associazione “Figli della gioia” perché è questo il sentimento che dovrà emergere. «La casa famiglia dovrà mostrare la gioia dello “scartagonismo”, quella che si sperimenta nel collaborare con Dio per rendere protagonisti e pienamente integrati con gli altri coloro che la società scarta», conclude il sacerdote. Per i genitori dei ragazzi disabili è un sogno che si avvera, afferma Maria, mamma di Marta, una ragazza down di 32 anni. «Ora mi sento più tranquilla e sicura perché Marta avrà una nuova famiglia che se ne prenderà cura quando noi non ci saremo più. La vecchiaia sta arrivando velocemente e io e mio marito potremo viverla più serenamente sapendo che lei non rimarrà da sola». Un’altra mamma, anche lei Maria, parla invece di “miracolo”. Da tempo malata di tumore la donna si stava informando per il futuro della figlia Monica, con sindrome di down. «Ora sono davvero felice perché so che mia figlia non resterà sola, è indescrivibile il dolore che si prova quando non sai cosa fare per garantirle un avvenire sereno. La “Casa della gioia” per noi è stato un miracolo inatteso».

2 maggio 2018