Il poeta, «colui che sa dare parole all’esperienza di tanti»

Nella Giornata mondiale della poesia, a Santa Maria in Ara Coeli l’incontro di monsignor Andrea Lonardo con Davide Rondoni. Al centro, il tema dell’amore

«Un inseguimento amoroso della realtà, una forza compositiva che fa sfiorare il sentire misterioso della vita»: questo e molto altro è la poesia, descritta dal poeta Davide Rondoni nell’ambito dell’evento “La poesia vede e riscalda il cuore”, ieri, 21 marzo, in occasione della Giornata mondiale della poesia, nella basilica di Santa Maria in Ara Coeli. Una meditazione in poesia, in cui le riflessioni del direttore del Servizio cultura e università del Vicariato di Roma Andrea Lonardo e del poeta Davide Rondoni hanno fatto eco ai versi di grandi classici quali Dante, Petrarca e Jacopone da Todi, ma anche di poeti moderni e contemporanei come Giuseppe Ungaretti, Wisława Szymborska e Jorge Luis Borges, letti e interpretati dall’attrice e doppiatrice Angiola Baggi e da alcuni allievi dell’Accademia nazionale di arte drammatica Silvio D’Amico.

Filo rosso della serata è stato l’amore nelle sue molteplici sfaccettature. «La riflessione sull’amore è la riflessione che genera la poesia», ha sostenuto Rondoni; amore che non è «un sentimento caramelloso» ma «una forza che ci conquista e ci trasporta, nello squilibrio verso l’alterità». La poesia allora riflette la contesa «tra le due forze che si contrappongono sempre: l’amore e la morte, perché “Forte come la morte è l’amore” (Cantico dei Cantici)». Per questo «parlar d’amore non è una cosa facile, pacificata» ha sottolineato ancora il poeta. «È come parlar di Dio: fa tremare i polsi, non mette le cose a posto, al contrario, le scombina».

La poesia aiuta a vedere come nell’esperienza umana «non si può distinguere l’amore umano e l’amore divino». Su questa scia anche la riflessione di don Lonardo, che rimarca come Jacopone da Todi, nella Lauda 39 “O Amor, devino Amore”, «cantando l’amore di Dio, comprende di più l’amore umano»: amore «consumativo» e «conservativo», che consuma la vita ma che al contempo la conserva, perché «ferita gaudiosa», gioiosa nel dono di sé, pur nella sofferenza, pur nell’eventualità dell’«amore non amato». Il dolore, lungi dall’essere di per sé motore dell’esperienza poetica, secondo Rondoni è però l’esperienza in cui tocchiamo «più velocemente, insindacabilmente, meno distrattamente la verità: siamo limitati». Ma pur nell’«urgenza del limite», la poesia, «anche quando parla di cose tristissime, aumenta la voglia di vivere. Comunica la sua forza compositiva in questo modo».

«La poesia, come tutta l’arte, non è un surrogato della fede», mette in guardia Rondoni. «Non va banalizzata né idolatrata: non è un pezzo di Paradiso in terra», uno strumento di alienazione o di mistificazione della realtà «ma un pezzo di mondo messo a fuoco». Il poeta ha una «funzione pubblica»: «Non è colui che “sente” di più», che ha una più spiccata sensibilità, «ma colui che sta attento e sa dare parole all’esperienza di tanti». Per Lonardo, «compito specifico del poeta è dar parole alla realtà, perché possiamo vedere le cose anche come belle. Se manca la bellezza – è la conclusione -, la fede stessa è impoverita: manca una dimensione della fede, della vita, dell’amore».

Promosso e organizzato dal Servizio per la cultura e l’università, in collaborazione con l’Ufficio catechistico diocesano e col patrocinio del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, l’evento ha chiuso la seconda edizione di “Roma by night. Visioni nel cuore di Roma”, dedicata al tema: “Attraverso i luoghi generatori di cultura e di vita”.

22 marzo 2019