La Corte penale internazionale chiede l’arresto per Netanyahu e i leader di Hamas

I reati imputati: «Crimini di guerra e crimini contro l’umanità». Di Segni (Ucei): «Porre un’organizzazione terroristica al livello dello Stato di Israele è grave e preoccupante»

«Crimini di guerra e crimini contro l’umanità» compiuti nella Striscia di Gaza dall’8 ottobre 2023. Questa l’imputazione con la quale il procuratore capo della Corte penale internazionale Karim Khan ha chiesto ieri, 20 maggio, alla Camera preliminare del tribunale di emettere mandati di arresto contro il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il suo ministro della Difesa Yoav Gallant. Chiesti analoghi mandati di arresto anche nei confronti dei leader di Hamas Yahya Sinwar, Mohammed Deif, Ismail Haniyeh e Diab Ibrahim Al Masri, per «crimini di guerra e contro l’umanità» commessi in Israele e nella Striscia di Gaza dal 7 ottobre 2023.

«La richiesta odierna del procuratore della Corte internazionale rende evidente a quanto è culminato il percorso della folle distorsione che, a partire dal 7 ottobre e dimenticando totalmente il massacro di Hamas, rovescia i ruoli di imputati e vittime civili, tra cui bambini e donne. E peggio ancora condanna di fatto proprio quest’ultimi», commenta la presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei) Noemi Di Segni, in una nota diffusa in serata. «Porre un’organizzazione terroristica, riconosciuta tale dai tutti i Paesi che garantiscono le libertà di base – prosegue – allo stesso livello dello Stato di Israele – unica democrazia della regione – è grave e preoccupante per lo standard sempre riconosciuto a questo tribunale. Rivolgiamo il nostro appello al rigore delle evidenze procedurali e a prendere le distanze da ogni simile richiesta. Noi non dimenticheremo i civili assassinati, i feriti barbaramente, le donne umiliate e gli ostaggi», assicura.

Contro l’equiparazione tra «vittima e carnefice» si schierano con uguale forza entrambe le parti in causa. Di «ipocrisia e vergogna internazionale» parla una fonte politica israeliana citata dai media locali. Ancora più netto il primo ministro Netanyahu, secondo cui «l’ordine assurdo e falso del pubblico ministero dell’Aja non è diretto solo contro il premier e il ministro della Difesa, ma è diretto contro l’intero Stato di Israele. Respingo con disgusto – prosegue – il paragone del procuratore dell’Aja tra l’Israele democratico e gli assassini di massa di Hamas. Questo è esattamente l’aspetto del nuovo antisemitismo, che si è spostato dai campus dell’Occidente all’Aja. Prometto che nessuna pressione e nessuna decisione in qualsiasi forum internazionale ci impedirà di colpire coloro che cercano di distruggerci», è la conclusione di Netanyahu.

Per il ministro degli Esteri israeliano Israel Katz, «la scandalosa decisione del procuratore generale della Corte penale dell’Aja è un attacco frontale e senza riserve contro le vittime del 7 ottobre e i nostri 128 rapiti a Gaza. Mentre gli assassini di i Hamas commettono crimini contro l’umanità contro i nostri fratelli e sorelle, cita contemporaneamente il primo ministro e il ministro della Difesa dello Stato di Israele insieme agli abominevoli mostri nazisti di Hamas. Una vergogna storica che sarà ricordata per sempre».

Dall’altra parte del fronte, anche una fonte di Hamas citata dai media internazionali osserva che la decisione della Corte penale internazionale «mette sullo stesso piano la vittima con il carnefice». Questo, prosegue, «incoraggerà la continuazione della guerra di sterminio».

Nelle motivazioni della richiesta, il procuratore Karim Khan spiega di aver chiesto, «come ulteriore salvaguardia», la consulenza di «un gruppo di esperti di diritto internazionale», per «sostenere l’esame delle prove e l’analisi legale in relazione a queste richieste di mandato d’arresto». Esperti «di immensa levatura – assicura – nel diritto umanitario internazionale e nel diritto penale internazionale». La loro analisi di esperti indipendenti «ha sostenuto e rafforzato le richieste presentate dal mio Ufficio», le parole di Khan.

Le famiglie degli ostaggi israeliani in mano ad Hamas respingono l’equiparazione tra «i terroristi di Hamas» e i leader di Israele,  plaudendo comunque alla decisione del procuratore di richiedere mandati di arresto nei confronti dei capi della fazione islamica: un «ulteriore riconoscimento dei crimini contro l’umanità commessi da Hamas il 7 ottobre». E ricordano: «128 ostaggi innocenti provenienti da 24 nazioni rimangono prigionieri nei tunnel di Hamas, dove subiscono quotidianamente abusi fisici, sessuali e psicologici. Crediamo che il modo per dimostrare questa distinzione al mondo sia avviare immediatamente negoziati che libereranno gli ostaggi: i vivi per la riabilitazione e i defunti per la sepoltura».

Anche il presidente Usa Joe Biden si schiera contro la decisione del procuratore Khan, parlando di richiesta «vergognosa. Vorrei essere chiaro – afferma -: qualunque cosa questo procuratore possa implicare, non esiste alcuna equivalenza – nessuna – tra Israele e Hamas. Saremo sempre al fianco di Israele contro le minacce alla sua sicurezza», si legge in una nota diffusa dalla Casa Bianca.

21 maggio 2024