La Pasqua dei cristiani insieme è una necessità
L’invito di Francesco ripropone un tema affrontato nel 1997 ad Aleppo. Le indicazioni: riaffermare norme stabilite dal Concilio ecumenico di Nicea
L’invito di Francesco ripropone un tema già affrontato nel 1997 ad Aleppo. Le indicazioni: riaffermare norme già stabilite dal primo Concilio ecumenico di Nicea
In maniera insolita e inaspettata e con un’espressione spontanea e alquanto sferzante, Papa Francesco ai partecipanti al III Ritiro mondiale dei sacerdoti, promosso dall’International catholic charismatic renewal Services (Iccrs) e dalla Catholic fraternity, ha detto che con gli ortodossi siamo riusciti a litigare sulla diversità della data della Pasqua e ha ridicolizzato il fatto immaginando un incontro tra un ortodosso e un cattolico; domanda e risposta: “Il tuo Cristo è risorto? Il mio invece risorge la settimana prossima”. La celebrazione unitaria della cristianità intera della Pasqua, infatti, avviene di rado e solo per coincidenza di fatti astronomici che qui sarebbe difficoltoso spiegare (e chi scrive non sarebbe in grado di farlo). La prossima data comune dovrebbe essere il 16 aprile 2017 e solo eccezionalmente coincide. La diversità della data dipende da calcoli riferiti a due diversi calendari adottati, il calendario riformato gregoriano, opera di papa Gregorio XIII (1582) secondo criteri puramente astronomici e non confessionali, che però non è stato accettato dal mondo ortodosso che ha continuato a fare calcoli con il vecchio calendario lunare chiamato giuliano, proprio da Giulio Cesare, piuttosto “datato” e non conforme a calcoli più esatti. (Qualcuno malignamente ha detto che si è preferito contraddire l’astronomia che andare d’accordo con il Papa).

