Niger, padre Maccalli ancora prigioniero

Il confratello del missionario rapito il 17 settembre 2018, padre Armanino: «La preghiera e la speranza di tante persone continua incessante»

«Nel cortile della missione di Bomoanga, sempre tenuta in ordine, ora non c’è più nessuno a ricevere chi desiderava ascolto, conforto e una mano aperta per condividere il dolore». Padre Mauro Armanino, della Società per le Missioni Africane, sceglie queste parole per ricordare il suo confratello padre Pierluigi Maccalli, rapito il 17 settembre 2018 e ancora nelle mani dei sequestratori. Da allora, in questi 16 mesi solo un prolungato silenzio: nessuna notizia né rivendicazione. Eppure, evidenzia il missionario, nonostante lo scoraggiamento, «la preghiera e la speranza di tante persone continua incessante».

All’Agenzia Fides, padre Armanino racconta di «una signora del posto, che si occupa di bambini malnutriti», che «diceva che la partenza del padre ha rappresentato la morte della comunità. Ha aggiunto che è sorpresa del “mancato agire” di Dio che, secondo lei, si limita a “guardare”. Forse – nota ancora il missionario – non si è accorta che da Niamey, passando per Bomoanga, il villaggio del rapimento di Pierluigi, c’è un filo sottile che non è stato spezzato. Un filo di fuoco e di sabbia chiamato speranza». Sono tanti infatti i confratelli del missionario rapito e i fedeli in Niger, in Italia e in altre parti del mondo, che «continuano a pregare e sperare di poterlo  riabbracciare presto».

16 gennaio 2020