“Non mi lasciare”, in tv i pericoli del web

Su Rai1 dal 10 gennaio nuovo crime dedicato alla pedofilia sulla Rete. Protagonista Vittoria Puccini, storia ambientata a Venezia

Presentata ieri, 4 gennaio, la serie “Non mi lasciare”, in onda su Rai1 dal prossimo 10 gennaio: quattro puntate in prima serata, per quattro lunedì consecutivi. Il crime, diretto da Ciro Visco, è ambientato (quasi) completamente a Venezia e interpretato da Vittoria Puccini nei panni del vicequestore Elena Zonin, esperto di reati informatici. Accanto a lei c’è Alessandro Roia, nel ruolo dell’agente di polizia Daniele Vianello, e Sarah Felberbaum nel personaggio di Giulia, moglie di Daniele e poliziotta lei stessa, anche se in maternità perché in attesa del terzo figlio.

Il tema affrontato è forte: la pedofilia sul web, la violenza sui minori attraverso la Rete. Del coraggio di questa serie ha parlato il vicedirettore di Rai Fiction, Ivan Carlei: «Una bella sfida, ma questo è un argomento che il servizio pubblico doveva affrontare». «La televisione non deve rimuovere certi problemi, ma metterli in luce». La sceneggiatrice Maddalena Ravaglia ha parlato del grande lavoro di documentazione, «psicologicamente impegnativo», svolto con l’altro creatore della serie, Leonardo Fasoli.

«Siamo stati a lungo presso la questura di Venezia e presso il Cncpo, il dipartimento che si occupa del contrasto ai crimini pedopornografici». Ha parlato del «fiume di dolore» incontrato per raccontare questa storia che tocca «un tema particolarmente importante e universale, perché l’infanzia, anche per chi non ha figli, rappresenta l’embrione della continuità della specie umana». Perciò, ha aggiunto, «si è cercato di raccontare con la massima umanità possibile, senza fare sconti, quelli che sono stati tutti i bambini violati nel tempo». Il racconto è «un tentativo di richiamarci a proteggere quello che l’infanzia di tutti rappresenta, perché siamo tutti una comunità».

Del delicato argomento trattato da “Non mi lasciare” ha parlato anche il regista Ciro Visco: «Io utilizzo il web per semplificare la mia vita, lo vedo come qualcosa di positivo, che sta portando un’evoluzione al nostro modo di vivere». Ma «improvvisamente ho fatto delle scoperte. Ho immaginato che sotto il web ci fosse un iceberg, e che io vedessi solo la parte sopra, mentre sotto c’è qualcosa di nascosto». Da qui, con questa «favola nera», ma anche «di speranza», attraverso «la storia archetipica di Elena che vuole ottenere il suo risultato», c’è il messaggio di «porre attenzione alle cose nuove che non conosciamo».

Del personaggio di Elena, Vittoria Puccini si è «subito innamorata», perché «è particolarmente capace, determinata, coraggiosa, intuitiva. Riesce a cogliere i particolari, a soffermarsi su dettagli che solo lei vede, fondamentali per le indagini. Negli interrogatori sa creare empatia, leggere le persone; capire chi ha di fronte». Però è anche «una donna con molte fragilità, insicurezze e paure». «Umanamente è spezzata dentro», «per più di un accadimento che riguarda il suo passato». L’attrice si è detta «conquistata da una sceneggiatura dalla tematica importante ed è bello che la Rai abbia avuto il coraggio di parlarne con una storia avvincente, ricca di tensione, colpi di scena, suspence».

Alessandro Roia ha parlato di «contemporaneità» in questa serie con «personaggi dell’oggi», con «una storia che appartiene e coinvolge tutti noi, adesso», il cui «tema portante è la profondità degli abissi del dark web». Perché la scelta di ambientare la storia a Venezia? Mario Mauri, il produttore di PayperMoon Italia, ha spiegato «l’intenzione di fare un prodotto internazionale che potesse girare il mondo oltre i confini nazionali». «L’idea è stata quella di partire da una location che fosse amata e conosciuta in tutto il mondo. Che poi Venezia non è soltanto una location – ha precisato – ma una protagonista di questa serie».

Vittoria Puccini è tornata sul tema della fiction: «Penso sia importante conoscere gli strumenti che oggi i giovani usano. Internet può arricchire tantissimo, ma al tempo stesso bisogna saperlo usare in sicurezza; l’importanza di questa storia è raccontare questo. È importante che il messaggio arrivi ai ragazzi ma anche ai genitori». Nella nostra storia i ragazzini vengono rapiti, adescati proprio attraverso i social che oggi tutti i ragazzi utilizzano. Quindi è importante parlare di che tipo di pericoli possono nascondersi dietro al web». «Penso sia fondamentale – ha concluso – non aver paura di conoscere la realtà, dialogare con i ragazzi, in modo che raccontino cosa vivono e tu da genitore possa intuire se ci sono pericoli».

5 gennaio 2022