Repubblica democratica del Congo, Msf: «Continuiamo a ricevere feriti»

L’organizzazione attiva nell’ospedale Kyeshero di Goma e a sostegno dell’ospedale di Ndosho. «Esortiamo le parti a proteggere i civili e a garantire l’accesso umanitario»

A Goma, le équipe di Medici senza frontiere (Msf) continuano a curare feriti all’ospedale Kyeshero, anche se gli scontri armati e l’insicurezza degli ultimi giorni hanno gravemente limitato la loro capacità di operare. «Da giovedì 23 gennaio abbiamo curato 142 pazienti e solo nella giornata di martedì 28 abbiamo ricevuto 37 feriti, metà dei quali civili e la maggior parte donne con ferite da arma da fuoco e causate da schegge», riferiscono dall’organizzazione, aggiungendo che «dall’inizio della settimana diversi incidenti hanno colpito la nostra azione». Nelle ultime ora tuttavia «i combattimenti sembrano essersi calmati e ci prepariamo a inviare nuove équipe in città».

All’inizio di questa settimana gli scontri tra l’M23, l’esercito congolese e i loro rispettivi alleati hanno raggiunto il centro di Goma «gettando la città in uno stato di panico, con un impatto devastante sulla popolazione», si legge nella nota di Msf diffusa ieri, 29 gennaio. Per diversi giorni Goma è stata tagliata fuori dal resto del mondo e le vittime dei combattimenti continuano ad affluire nelle strutture mediche quando è possibile. «Sfortunatamente, né le strutture umanitarie né quelle mediche sono sfuggite alla violenza».

Lo racconta Virginie Napolitano, coordinatrice dell’emergenza di Msf in Nord Kivu. «All’ospedale Kyeshero, un proiettile ha perforato il tetto della sala operatoria durante un’operazione – riferisce -. Molte delle nostre scorte di attrezzature e farmaci sono state saccheggiate, mettendo a repentaglio la nostra assistenza medica dentro e fuori Goma. I saccheggi armati hanno colpito anche i nostri colleghi di Goma – prosegue -. Uno di loro è stato ferito da un colpo di pistola nella sua abitazione durante un attacco. Anche altre organizzazioni e strutture mediche sono state colpite. Questo è totalmente inaccettabile». Nonostante la situazione, un’équipe di Msf continua comunque a lavorare all’ospedale di Kyeshero, sopraffatto dall’afflusso di feriti, e a sostegno dell’ospedale di Ndosho, dove lavorano le équipe del Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr).

Dal 24 gennaio, la popolazione ha subito continue interruzioni di acqua ed elettricità, riferiscono dall’organizzazione. Anche la fornitura di cibo da parte di Msf ai pazienti e alle loro famiglie è attualmente compromessa, poiché «l’insicurezza generale, il rischio di saccheggi e la chiusura delle strade impediscono ai team di rifornire le scorte alimentari, che durano solo 2 o 3 giorni.
Da diversi giorni – proseguono -, l’aumento dell’insicurezza e l’intensificarsi dei combattimenti ci hanno costretto a ridurre temporaneamente il numero di team attivi a Goma e nei campi per persone sfollate alla periferia della città».

Intanto però bisogni medici e umanitari, a Goma e nei dintorni, continuano ad aumentare. Basti pensare che nelle ultime settimane, decine di migliaia di persone si sono aggiunte alle 650mila  che, da più di 2 anni, vivono nei campi per sfollati intorno a Goma, dove i combattimenti si sono intensificati, portando tante persone a lasciare i campi. E «l’impatto di questi combattimenti sulla popolazione civile è enorme. Oltre ai feriti e ai morti – dice Stephan Goetghebuer, responsabile dei programmi di Msf nel Nord Kivu -, riceviamo notizie devastanti dai campi per persone sfollate dove i nostri team non possono più recarsi. L’ambulatorio che supportiamo nel campo per persone sfollate di Kanyaruchinya continua a funzionare, ma il nostro team ha già visto morire due bambini questa settimana perché non potevano essere trasferiti in nessun ospedale».

Al momento, Msf si sta preparando a inviare nuovamente i team a Goma per valutare la capacità di risposta dopo i saccheggi degli ultimi giorni, con l’obiettivo di rifornire le scorte e aumentare le cure di emergenza il prima possibile. «Un potenziale punto di attraversamento è la frontiera che separa la Repubblica democratica del Congo dal Ruanda, a condizione che lo spostamento di attrezzature e team umanitari tra i due paesi sia facilitata e garantita. Poiché la situazione continua a peggiorare – evidenziano ancora dall’organizzazione -, esortiamo le parti in conflitto a proteggere i civili, a rispettare le norme fondamentali del diritto umanitario internazionale, in particolare il rispetto dell’azione medica, e a garantire l’accesso umanitario per fornire assistenza medica essenziale alla popolazione».

Oltre a Goma, i team di Medici senza frontiere sono ancora presenti in altre aree colpite dal conflitto in Nord e Sud Kivu.

30 gennaio 2025