Siria, allarme di Save the Children sul recupero psicologico dei bambini
Il rapporto “Infanzia all’ombra della guerra” mette in guardia sui problemi dello sviluppo a lungo termine. In 700mila quest’anno senza istruzione
Il rapporto “Infanzia all’ombra della guerra” mette in guardia sui problemi di uno sviluppo a lungo termine. In 700mila non riceveranno quest’anno nessuna istruzione
Un campanello d’allarme sul recupero psicologico dei bambini in fuga dalla crisi siriana arriva dal rapporto “Infanzia all’ombra della guerra” di Save the Children, presentato ieri, martedì 8 dicembre. La causa: «La mancanza di finanziamenti dedicati alla protezione dei bambini», il «numero esorbitante di rifugiati» e le «scarse risorse nei Paesi ospitanti». Per l’organizzazione, in Siria «ben un quarto dei bambini sono a rischio di sviluppare un disturbo mentale, e i sempre crescenti bisogni psicologici di milioni di bambini siriani e iracheni sfollati rimangono ampiamente insoddisfatti». Le ripercussioni per il futuro della salute mentale di un’intera generazione, avverte il direttore di Save the Children in Libano Ian Rodgers, «potrebbero essere catastrofiche. Oltre agli evidenti danni psicologici, causati dall’aver assistito ad eventi traumatici e violenza estrema, ci sono una miriade di cause secondarie che non vengono adeguatamente monitorate e sono spesso trascurate. Elementi che quotidianamente posso cagionare danni psico-sociali ad un bambino che è stato sradicato dalla sua vita e trapiantato in una nuova comunità».
Solo in Libano, una parte considerevole di bambini non ha frequentato la scuola per almeno tre anni, e solo quest’anno circa 200mila di loro non riceveranno alcuna forma di istruzione. Cifra che sale a ben 700mila se si considerano tutti i paesi limitrofi alla Siria che ospitano i rifugiati in fuga dal conflitto. Milioni le famiglie che non riescono ad accedere ai beni di prima necessità e ai servizi di base, continua Rodgers. «Per i bambini, in particolare, non andare a scuola per mesi o addirittura anni, sperimentare ogni giorno la tensione acuta e l’ansia in casa, così come la separazione da amici e parenti, la discriminazione quotidiana, il lavoro minorile, i matrimoni precoci, nonché vivere in zone insicure e povere di città o paesi, ha un impatto devastante e profondo sulla loro salute fisica e mentale».
Aumentati anche i tassi di matrimonio precoce tra le ragazze siriane in Giordania: dal 25% nel 2013 al 32% nel 2014, Nel solo campo di Za’atari, riferiscono da Save the Children, il tasso di matrimonio precoce è più che raddoppiato in due anni, passando dal 12% del 2011 al 25% nel 2013. Ancora, tanti i minori, «prevalentemente tra i 13 e i 17 anni», mandati fuori dalla Siria dai loro genitori, perché il rischio di reclutamento da parte di gruppi armati all’interno del Paese era molto elevato. Infine, aumentano le tensioni tra i profughi e le comunità ospitanti. «I bambini siriani continuano a sperimentare un senso di frustrazione legato al fatto che si sentono inferiori rispetto agli altri bambini e descrivono continue molestie verbali e fisiche, così come i loro genitori».
Spesso, è la denuncia dell’organizzazione, nessuno di questi problemi viene affrontato adeguatamente, in particolare l’impatto a lungo termine che le difficoltà e lo stress psicologico affrontato da questi bambini avranno sul loro benessere. «Non supportarli bene ora – avverte Reem Nasri, psicologa di Save the Children – avrà un grave impatto sulla loro personalità futura, con il rischio che diventino aggressivi, depressi e pieni di fobie. I bambini hanno una particolare capacità di resilienza, ma è necessario che vengano supportati immediatamente». Fino allo scorso ottobre invece solo il 26% dei fondi richiesti per questi interventi a favore dei bambini rifugiati siriani era stato finanziato.
9 dicembre 2015

