Terra Santa: «Bisogna lavorare sul tessuto sociale. Troppe le sensibilità ferite»

A parlare è don Filippo Morlacchi, dal 20 settembre 2018 fidei donum a Gerusalemme, dove gestisce “Casa Filia Sion”. «I cristiani possono svolgere un delicato ruolo di mediazione»

Dal 7 ottobre 2023, cioè dall’attacco terroristico di Hamas a Israele, a Gerusalemme «è cambiato tutto. Da parte ebraica il 7 ottobre è considerata una sorta di data spartiacque, una nuova fondazione di Israele. Sono state rivoluzionate le relazioni, cambiate le speranze per il futuro. Si cerca di trovare forme di normalità di convivenza ma le relazioni più positive di convivenza sono entrate in crisi. Molte amicizie hanno sperimentato profonde difficoltà, in alcuni casi vere fratture. Bisogna lavorare molto lentamente per la ricostruzione soprattutto di un tessuto sociale». A parlare è don Filippo Morlacchi sacerdote romano fidei donum in Terra Santa dal 20 settembre 2018 dove gestisce “Casa Filia Sion”, appartamento delle Francescane Missionarie di Maria che la diocesi di Roma ha affittato a Gerusalemme per accogliere sacerdoti, seminaristi, laici della Capitale.

«È una opportunità straordinaria – afferma – occasione per fare una importante esperienza spirituale». Questa mattina, 11 marzo, don Filippo ha presieduto la celebrazione eucaristica all’interno del Santo Sepolcro per la delegazione dell’Opera romana pellegrinaggi in visita in Terra Santa fino a giovedì per il primo dei “Pellegrinaggi di speranza”. Don Morlacchi è anche un collaboratore dei frati della Custodia di Terra Santa, insegna teologia, musica e canto gregoriano nel seminario ed è collaboratore locale della Nunziatura apostolica. Parlando della situazione attuale che si vive a Gerusalemme spiega che «ci sono molte differenze dal punto di vista dell’organizzazione politica. Le prospettive politiche sono tutt’altro che rosee. C’è poi da lavorare a livello di tessuto sociale, ed è forse l’impegno più lungo e più complesso, perché ci sono troppe sensibilità ferite. Bisogna riscoprire una disponibilità a percepire il dolore degli altri – prosegue -. In questo momento ognuna delle due parti in conflitto è chiusa nel suo dolore e non vuole ascoltare quello dell’altro. In questo i cristiani possono svolgere un delicato ruolo di mediazione che storicamente hanno sempre svolto in questa terra».

Da un anno e mezzo il numero dei pellegrinaggi in Terra Santa è sensibilmente calato. Una prima percezione il gruppo, guidato da suor Rebecca Nazzaro, direttrice dell’Opera romana pellegrinaggi, l’ha avuto già all’arrivo all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, dove il numero dei passeggeri in transito era nettamente inferiore al solito. Don Filippo dice di non aver «sperimentato un cambiamento radicale se non, appunto, la drastica riduzione dei pellegrini». E proprio pensando a questi spiega che i luoghi santi per la cristianità sono ben lontani dalle zone teatro di guerra e «la zona di Gerusalemme è tranquilla». Pensando al futuro, il sacerdote ritiene ci sia tanto lavoro da fare «per ricostruire una piattaforma di pace accettabile, per superare i pregiudizi. È un futuro in salita che insieme si può fare. Noi cristiani, nonostante le difficoltà crescenti di vivere in questa terra, siamo chiamati a fare di tutto per rimanerci e per dare il nostro contributo perché la Terra Santa sia sempre più vivibile».

Ieri sera i pellegrini romani hanno incontrato alcuni rappresentanti della comunità cristiana di Betlemme. «Siete degli eroi – ha detto suor Rebecca dopo aver ascoltato le loro testimonianze -. Avete tanto da insegnarci».

11 marzo 2025