Ucraina: le due Caritas ricevute da Francesco

A Casa Santa Marta, in Vaticano, Tetiana Stawnychy, presidente di Caritas Ucraina, e padre Vyacheslav Grynevych, segretario generale di Caritas-Spes Ucraina. «La Chiesa in uscita è la nostra realtà oggi»

Domenica 15 maggio Papa Francesco ha ricevuto in visita privata, a Casa Santa Marta, in Vaticano, i responsabili delle due Caritas ucraine: Tetiana Stawnychy, presidente di Caritas Ucraina, e padre Vyacheslav Grynevych, segretario generale di Caritas-Spes Ucraina. In una conferenza stampa che si è svolta ieri, 16 maggio, nella Sala Marconi di Radio Vaticana, hanno riferito del colloquio con il pontefice, che ha detto che «non sarà facile una visita in Ucraina perché la situazione generale può rendere difficile il lavoro per la pace». In ogni caso, hanno affermato, «noi sappiamo che la Santa Sede e la diplomazia vaticana stanno lavorando e ci dimostrano grande supporto e sostegno nella preghiera, abbiamo avuto anche due cardinali in Ucraina».

In un confronto durato circa 30 minuti, ha raccontato padre Grynevych rispondendo alle domande dei giornalisti, «abbiamo parlato delle persone, delle nostre esperienze». Il Papa da parte sua, ha aggiunto, «ha detto di essere stato molto toccato dai bambini ucraini accolti all’ospedale Bambino Gesù e dall’incontro con le famiglie». Ancora, il religioso ha riferito a Francesco dei vescovi e dei preti ucraini diventati volontari in Caritas: «Abbiamo magazzini per stoccare gli aiuti in ogni comunità, buone collaborazioni e unità. Il Papa ci ha detto che è ciò che desidera: una Chiesa in uscita. È la nostra esperienza e realtà oggi».

I responsabili di entrambe le Caritas hanno parlato di un aumento enorme di operatori e volontari, in risposta all’emergenza. Tanto che «stiamo assumendo persone – ha detto, per Caritas Ucraina, Stawnychy -. L’appello di emergenza prevede la presenza di 1.800 persone. Il numero dei volontari è raddoppiato o triplicato dall’inizio delle operazioni umanitarie, abbiamo almeno una ventina di volontari in ogni centro». Anche a Caritas Spes, ha aggiunto padre Grynevych, «la presenza di operatori è quintuplicata ma quella dei volontari, enorme, è difficile da quantificare. In una città possiamo avere 30/40 persone, molti volontari sono persone sfollate, anche nei Paesi vicini, che si rendono disponibili per aiutare i connazionali. C’è una grandissima solidarietà, flessibilità e creatività: è sorprendente vedere come hanno organizzato le loro vite nelle stazioni della metro, con le famiglie che dormono nei vagoni, i loro leader, spazi per cucinare, per il cinema, avvisi per la sicurezza e modalità per comunicare tra stazioni».

Al momento, sono due gli operatori Caritas morti a motivo degli scontri. «Non puoi mai essere sicuro di essere al sicuro – le parole del segretario generale di Caritas Spes -. Il linguaggio della guerra è difficile, ancora di più nei territori occupati, dove non si possono organizzare trasporti, sostegno umanitario. Anche se noi siamo preoccupati per le conseguenze e proponiamo alle persone di evacuare, molti vogliono continuare a lavorare, rischiando la vita». Gli sfollati comunque, ha riferito la presidente di Caritas Ucraina, sono 14 milioni, vale a dire «una persona su tre». E «abbiamo tantissimi volontari anche tra gli sfollati perché la guerra porta violenza e distruzione ma anche una grossa spinta alla solidarietà. Le persone che vengono nei nostri centri si sentono al sicuro, abbracciati dall’amore, dalle cure, trovano ristoro – è il racconto di Tetiana Stawnychy -. Sono coinvolte intere comunità, le parrocchie sono diventate dei punti di distribuzione di cibo e aiuti. Vogliamo però ricordare che dietro le cifre ci sono volti e la bellezza della Caritas è vedere un volto in ogni numero».

Gratitudine, nelle parole di Stawnychy, per il sostegno della rete Caritas. «Ora – ha aggiunto – speriamo in un accompagnamento continuo, perché la strada è ancora lunga». Anche per il segretario generale di Caritas-Spes «è difficile immaginare la fine del conflitto. La guerra finirà quando noi potremo perdonare tutto ciò che è successo e ricostruire le nostre anime, non solo le nostre case. Le immagini della guerra rimarranno a lungo». L’organismo pastorale guidato da padre Vyacheslav Grynevych in questi mesi si è speso molto per l’evacuazione dei bambini, «molto difficile, soprattutto in alcune zone occupate, come a Kherson. Quando lavoriamo con le persone e le guardiamo negli occhi – la riflessione del religioso – vediamo molte immagini che sono nella loro anima e non si risolvono solo con gli aiuti umanitari, ci vorrà molto tempo. In questo momento riceviamo nei nostri centri in Ucraina e negli altri Paesi molte donne con bambini, molti padri sono in guerra. Ora c’è il dolore della separazione, ci chiediamo cosa succederà quando torneranno alla vita familiare. Non saranno le stesse persone e dovremo dare risposte a questi problemi». Tra i tanti, quello dell’educazione dei bambini, già messa in crisi dall’esperienza della pandemia. «Come saranno i nostri futuri medici, insegnanti, leader?», si è chiesto.

Parlando di numeri, in Ucraina sono presenti 50 punti Caritas per la distribuzione degli aiuti umanitari; 160 le chiese distrutte. «Va data una possibilità alla pace – ha affermato il segretario generale di Caritas internationalis Aloysius John, anche lui intervenuto alla conferenza stampa -. La guerra non è una soluzione. Siamo presenti in Ucraina e in tutti i Paesi vicini che stanno accogliendo i profughi – ha ricordato -. Abbiamo una grande preoccupazione per le donne e i bambini, perché è aumentato il traffico di esseri umani alle frontiere». In  questa guerra, ha aggiunto, «non ci sarà un vincitore. Solo i poveri pagheranno il prezzo più alto». Anche in quei Paesi dove sono in corso conflitti dimenticati, come in Etiopia, nella Repubblica Centrafricana, nei Paesi del Sahel. Alla comunità internazionale dunque l’appello a «supportare urgentemente il lavoro umanitario in queste zone» e a «mettere la sofferenza umana al centro delle nostre attenzioni». Dando continuità alla grandissima solidarietà sperimentata dal 24 febbraio scorso, giorno dell’aggressione russa, di cui ha riferito in conferenza stampa Silvia Sinibaldi, direttore della Cooperazione internazionale e per gli aiuti umanitari di Caritas Europa in ucraina. «Abbiamo ricevuto centinaia di offerte di sostegno da privati, aziende, istituzioni, perché la Caritas è ovunque. In Ucraina nessuno era preparato alla guerra ma ciò che era stato fatto prima è risultato utile – ha assicurato -. Negli altri Paesi si sono tutti mobilitati per offrire rifugio, cibo, medicine, beni alimentari e non, supporto psico-sociale tramite i social center, che servono per non far sentire sole le persone».

17 maggio 2022