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Al Gemelli un centro d’eccellenza per le malattie neuromuscolari

L’inaugurazione con il governatore Zingaretti e il sindaco Marino. Melazzini (NEMO Milano): «Fate della speranza lo strumento di lavoro quotidiano»

L’inaugurazione con il presidente della Regione Lazio e il sindaco Marino. Melazzini (NEMO Milano): «Fate della speranza lo strumento di lavoro quotidiano»

Un centro di eccellenza per la cura e la ricerca sulle malattie neuromuscolari come la sclerosi laterale amiotrofica, le distrofie muscolari e l’atrofia muscolare spinale. Da oggi i 40mila malati italiani di questo tipo di patologie potranno trovare una struttura specializzata all’interno del policlinico universitario Agostino Gemelli, rivolgendosi al Centro NEMO. Quarto centro per il trattamento delle malattie neuromuscolari dopo quelli già aperti al Niguarda di Milano, all’ospedale La Colletta di Arenzano e al Policlinico universitario “Gaetano Martino” di Messina, il NEMO di Roma, in realtà già aperto dal 22 luglio scorso, è stato infatti inaugurato oggi con la benedizione di monsignor Claudio Giuliodori e il taglio del nastro da parte del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.

«Questa apertura coincide con la chiusura di una pagine più buie della Sanità della nostra Regione – ha detto Zingaretti -, ovvero il commissariamento avvenuto otto anni fa: oggi abbiamo iniziato a superare il blocco del turnover, stiamo iniziando a ricostruire le reti dell’emergenza e insieme stiamo cercando di rafforzare l’assistenza domiciliare, e la passione e la determinazione del Gemelli ci sprona a fare sempre di più e di meglio». Stessa soddisfazione è stata espressa anche dal sindaco Ignazio Marino – che ha ricordato i 17 anni passati come medico al Gemelli, augurando un futuro di successi alle diverse equipe impegnate nel Centro -, e dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin, impegnata nel Consiglio dei Ministri, che con un messaggio ha manifestato la sua stima per «il vostro modo di coniugare scienza, amore per la medicina e per il prossimo», auspicando che insieme si possa «dare conforto adesso e presto soluzioni a chi è affetto da malattie per ora incurabili».

Uno sguardo di speranza espresso anche da Franco Anelli, rettore del Sacro Cuore, e da Mario Melazzini, direttore scientifico Nemo di Milano: «Io spero – ha affermato Anelli – che qualche mio successore, fra non molto tempo, possa chiudere questo reparto perché non servirà più, come i vecchi sanatori di una volta, perché avremmo sconfitto le malattie neuromuscolari». Melazzini invece ha ricordato l’importanza di non farsi abbattere dalla diagnosi di una malattia ancora senza cura: «”Fate della speranza lo strumento di lavoro quotidiano”, dico sempre ai miei collaboratori, “perché la speranza è vita”».

«Questa mattina qui ci sono persone che arrivano da tutta Italia – ha notato Alberto Fontana, presidente della Fondazione Serena onlus, ente gestore del Centro -, le conosco e le riconosco: il centro NEMO è di tutte loro, un luogo di accoglienza dei bisogni che vuole partecipare a un nuovo modello di cura». Sulla stessa linea anche Massimo Mauro, presidente AISLA Onlus, che ha sottolineato come i tanti malati arrivati per l’occasione da molte parti d’Italia abbiano grandi attese: «il loro tempo è straordinariamente importante e sperano che questo Centro, oltre ad essere luogo in cui ci si prende cura, sia anche il luogo dove verrà trovata, presto, soluzione alle malattie neuromuscolari».

Doppio piano, della cura e della ricerca, rimarcato anche da Enrico Zampedri, direttore della Fondazione Agostino Gemelli, che ha notato come «la sinergia fra istituzione pubblica, associazioni e struttura ospedaliera possa realizzare grandissimi obiettivi», e da Luca Cordero di Montezemolo quale presidente della Fondazione Telethon, che ha auspicato che il Centro possa essere « esempio per tutto il Paese, perché la collaborazione fra medici, malati e famiglie è esattamente quello di cui abbiamo bisogno per vincere le sfide che l’Italia si trova ad affrontare». «L’allora cardinale Montini – ha concluso Mario Sabatelli, direttore clinico NEMO Roma – quando inaugurò la Facoltà di Medicina qui al Gemelli disse: “La fiamma è stata accesa! Perché questo Istituto scientifico deve ardere come una fiamma!”. Da oggi, mi permetto di aggiungere, NEMO deve ardere con lui».

22 settembre 2015