Ragazzi e devianza: «Punire non serve, occorre educare»
La Garante Garlatti in audizione alla Commissione parlamentare infanzia e adolescenza: «Ampliare il ricorso alla giustizia riparativa. Per capirli, bisogna ascoltarli»
L’impennata di minori detenuti denunciata nel report di Antigone – già 500 nei primi mesi del 2024, per effetto delle novità introdotte nel decreto Caivano – non rappresenta un successo del sistema. Ne è convinta Carla Garlatti, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia), ascoltata ieri pomeriggio, 19 marzo, dalla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza presieduta da Maria Vittoria Brambilla. «L’approccio punitivo – è la tesi di Garlatti – deve essere accompagnato da un investimento in termini educativi e di reinserimento sociale». E a margine dell’audizione, spiega che si tratta di una considerazione fatta di recente anche dal Tribunale per i minorenni di Trento: «Il gip trentino ha sollevato questione di legittimità sull’articolo 27 bis del decreto Caivano, relativo al percorso di rieducazione del minorenne, nella misura in cui prevede per chi è sottoposto a procedimento penale una risposta giurisdizionale di tipo sanzionatorio piuttosto che una di tipo educativo».
La sfida, dunque, è investire di più nella prevenzione. «In compenso – sono ancora le parole di Garlatti – ho accolto con favore la previsione che fa lo stesso decreto Caivano rispetto alla presa in carico precoce della famiglia. Questa è una delle direzioni da prendere». Non solo: per la Garante «andrebbe ampliato il ricorso alla giustizia riparativa e, a livello culturale, andrebbe aumentato anche il numero delle scuole che prevedano il ricorso al modello di scuola riparativa accanto al tradizionale apparato sanzionatorio». Si tratta, ha spiegato, di «uno strumento di risoluzione pacifica dei conflitti, e potenziale antidoto a bullismo e cyberbullismo, che ho sperimentato direttamente come Autorità garante. Fondamentale è la lotta alla povertà educativa e alla dispersione scolastica. Serve un’offerta educativa di qualità per interrompere il circolo vizioso e intergenerazionale tra la povertà materiale e quella educativa. La sfida è assicurare a tutti le stesse opportunità di accedere a un sistema integrato di cura ed educazione tra zero e sei anni».
La Garante ha indicato anche alcuni “indicatori” del disagio minorile, a partire dall’aumento del consumo di alcol, in particolare tra le ragazze, che emerge dalla Relazione al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze 2023. In forte aumento anche l’uso di psicofarmaci senza prescrizione medica e della cannabis, seguita dalle nuove sostanze come ad esempio inalanti, solventi, cannabinoidi sintetici e altri. «Di questi dati, quello che più balza all’occhio è un ritorno dei consumi a valori in linea o superiori a quelli precedenti alla pandemia», ha commentato.
In ogni caso, per Garlatti «la rabbia che i ragazzi manifestano non deve ingannarci e farli raccontare solo per i comportamenti negativi. Piuttosto deve indurci a cercarne le ragioni. Per capirli – ha continuato – occorre ascoltare la loro voce, analizzare i loro comportamenti e osservare come si esprimono». L’esempio citato: le canzoni trap, «un genere che nasce in alcuni contesti marginali, ma è ascoltato anche da molti altri ragazzi. Si parla di rivalsa sociale, di realizzazione attraverso il lusso, di donne come oggetto sessuale, di uso della violenza e delle armi per risolvere le contrapposizioni – sono ancora le parole dell’Autorità garante -. Attenzione però: non sto dicendo che si tratta di un’istigazione, ma il fatto che questi brani abbiano successo rappresenta un segnale che ci arriva del malessere giovanile».
20 marzo 2024

