Acitelli, lo spirito di Torpignattara
In “Un posto per amare”, 27 racconti sul quartiere com’era dal secondo dopoguerra agli anni ’80 del secolo scorso. Uno sguardo lucido che restituisce lo spirito che li attraversava
Confesso che a me Torpignattara piace molto anche nella sua versione attuale, un’eco di Dacca e Dakar, ma dopo aver letto Un posto per amare (Ponte Sisto, pp. 156, 16 euro), in cui Fernando Acitelli (Roma, 1957) ha raccolto ventisette racconti sul quartiere com’era un tempo, grosso modo dal secondo dopoguerra agli anni Ottanta del secolo scorso, è difficile trattenere la nostalgia; di più: il languore lancinante dei trapassi ineludibili.
In questo libro al di là dei nuclei tematici conta lo spirito che li attraversa: c’è stata un’epoca nella quale, la mattina presto, gli operai diretti al lavoro potevano aiutare un cosiddetto ragazzospazzola, apprendista barbiere, a sollevare la saracinesca della bottega perché lui era troppo piccolo per riuscire a farlo. Loro, vedendolo in crisi, gli davano una mano e proseguivano verso l’autobus 409 in via dell’Acqua Bullicante. È solo un dettaglio, compreso in uno dei pezzi più lunghi, Rosanna Schiaffino al Pigneto, che però ti fa capire tutto: ciò che abbiamo perso, specialmente, oltre quello che, a parere di alcuni, s’è guadagnato.
Lo sguardo di Acitelli, nel registrare le canottiere indossate nei giorni di festa, i Paradisi delle Signore – così si chiamava un negozio di abbigliamento in via Gabrio Serbelloni -, le Kawasaki 750 col serbatoio verde che schizzavano come proiettili da via Appia al Parco della Caffarella, e poi quelle osterie fra via Natale Palli e via Amedeo Cencelli, dove Romoletto, sorseggiando il Frascati seduto all’aperto si raccoglieva nei suoi pensieri, inghiotte le lacrime e, idealmente accompagnando la giovane cassiera all’uscita del cinema Due Allori, all’ultimo spettacolo, quando rincasava insieme alla madre, conquista una straordinaria lucidità operativa.
Chi già conosce lo scrittore magari solo per aver letto il suo libro di versi più famoso, La solitudine dell’ala destra, pubblicato da Einaudi nel 1998, ritroverà gli antichi fregi, come le storie in controluce di Bruno Ballante, primo portiere della Roma, nel 1947 allenatore della squadra di Torpignattara chiamata “Arco Juve”, e Alberto Orlando, indimenticabile centravanti giallorosso degli anni ’60. Un vertice espressivo timbra il penultimo racconto, Cortili, muri e tubazioni, quintessenza poetica dell’opera: «All’osteria il tavolo dei vecchi era tutta un’eleganza di flanella. Quelle camicie proteggevano il petto, già aggredito dalla tosse».
24 settembre 2024

