Antiusura, cresce la lotta all’azzardo

Nuovi compiti per la fondazione “Salus Populi Romani”. Anche Fiasco e Trincia nel direttivo guidato dal direttore della Caritas di Roma don Ambarus

«Lasciarsi guidare dallo Spirito Santo imparando a farsi piccoli, superando una certa stanchezza, il calo di entusiasmo ma soprattutto la difficoltà a collaborare con le comunità». È questo, secondo il direttore della Caritas diocesana don Benoni Ambarus, il cammino pastorale che Papa Francesco ha chiesto alla Chiesa di Roma per il prossimo anno, invitandola ad “Abitare con il cuore la città”. Una sollecitazione che il sacerdote ha ricordato ai volontari della Fondazione antiusura “Salus Populi Romani” – organismo che si appresta a celebrare il venticinquesimo anniversario della sua istituzione – annunciando loro che dallo scorso 1° luglio il cardinale Angelo De Donatis ha rinnovato il consiglio direttivo. Oltre a don Ambarus, presidente “pro tempore” in quanto direttore Caritas, entrano nel “board” anche i diaconi Massimo Soraci, vicedirettore della Caritas, e Giustino Trincia, esperto di finanza etica ed economia di comunità. Gli altri nominati sono il sociologo Maurizio Fiasco, studioso e formatore in tema di sicurezza pubblica e di fenomeni socio-economici nonché consulente della Consulta nazionale antiusura; Guido Salamone, bancario in pensione e volontario della Caritas, impegnato anche con l’associazione Libera sui temi del contrasto al gioco d’azzardo.

Nata nel 1995, la Fondazione svolge un’azione di prevenzione e consulenza nei casi di sovraindebitamento e credito illegale, promuovendo l’uso consapevole del denaro e la valorizzazione promozionale del credito. La sua nascita fu fortemente voluta da don Luigi Di Liegro per arginare il dilagante ricorso all’usura in stretta sinergia con la Caritas di Roma e le parrocchie della diocesi. «La “Salus Populi” – spiega don Ambarus – svolge oggi il suo compito in un tempo in cui sempre più famiglie ricorrono al credito come ad un prodotto di consumo di semplice ed immediata fruizione. L’accesso avviene in modo veloce e immediato attraverso delle società finanziarie che, oltre a non mettere in guardia i clienti dalle conseguenze negative di un abuso dei prestiti, propongono tassi di interesse molto alti». Per il direttore della Caritas «si sta sviluppando un mercato di mediatori, spesso collegati alle grandi aziende di credito, che inducono a incentivare gli strumenti finanziari proprio tra quelle persone che hanno difficoltà lavorative, fragilità psicologica, dipendenze e gravi problemi familiari. Basti pensare a come vengono pubblicizzate le carte di credito revolving o la “cessione del quinto dello stipendio”».

L’intervento della Fondazione si concentra sulle persone che non sono più in condizioni di accedere in modo autonomo al credito bancario perché considerate troppo “a rischio”, le cosiddette “non bancabili”. Essa non eroga il denaro ma pone la garanzia per permettere ai beneficiari la possibilità di accedere a nuovi finanziamenti; opera dunque un’azione per facilitare l’inclusione finanziaria. Per poter fare questo deve valutare la volontà ma soprattutto la possibilità reale della restituzione del credito, attivando una corresponsabilità forte con coloro che ne beneficiano. Non si tratta di una semplice operazione di concessione di denaro ma di un intervento che prende le mosse dal riconoscimento di uno stato di disagio e dei bisogni che ne sono all’origine; della valutazione di un contesto di risorse e capacità su cui fondare un reale piano di liberazione dai bisogni stessi.

Il supporto che si dà è incentrato sul rapporto di fiducia con le persone e fondato sulla volontà dei soggetti di affrancarsi dalla condizione di difficoltà. L’azione di finanziamento si svolge sempre all’interno di una presa in carico globale che considera tutti gli aspetti sociali ed economici: fornisce un orientamento, aiuta a riprogrammare scelte di carattere economico, promuove un diverso e più consapevole rapporto con il denaro. «Per questo – puntualizza il sacerdote – l’opera della Fondazione, oggi più che mai, non può fare a meno di un ampio lavoro di rete, capace di collegare l’aiuto specifico ad un insieme di realtà capaci di sviluppare un progetto di intervento complessivo. Risorse molto importante sono le Caritas parrocchiali, per seguire la famiglia nella quotidianità».

Tra gli obiettivi della Fondazione “Salus Populi” sempre più spazio avranno gli ambiti della formazione e della sensibilizzazione, soprattutto sugli aspetti che sono alla causa del sovraindebitamento: il gioco d’azzardo patologico e l’educazione finanziaria. «Il gioco d’azzardo – sottolinea don Ambarus – è il “colpo di grazia” per molte famiglie che vivono una crisi proprio perché il sistema gioco si alimenta sulla povertà, sul peggioramento delle condizioni economiche e sulla manipolazione emotiva di quanti sono già stritolati nella morsa della speculazione selvaggia e dal debito. Un sistema che rischia di generare una spirale sempre più drammatica perché con l’aumento dell’offerta di giochi crescono coloro che diventano patologici».

22 luglio 2019