Beccaria, Garlatti: «La narrazione su minori stranieri aumenta tensioni»

La Garante Infanzia e adolescenza dopo le violenze nell’istituto milanese: «Con il decreto Caivano, più ragazzi in carcere. L’obiettivo è la giustizia riparativa»

Nelle ore in cui 13 agenti della Polizia penitenziaria vengono arrestati, accusati di violenze e abusi contro alcuni minori detenuti nell’istituto penale minorile Beccaria di Milano, l’associazione Antigone lancia l’allarme sull’aumento della popolazione minorile detenuta, soprattutto a seguito del decreto Caivano. Abbiamo chiesto all’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Carla Garlatti se possa esserci una relazione tra il numero sempre più alto di minori in carcere e le violenze denunciate all’interno del Beccaria. «Credo sia prematuro parlare di un collegamento tra decreto Caivano e aumento delle tensioni. Quello che sappiamo con certezza è che, dopo il decreto, assistiamo a un significativo aumento del numero di minori in carcere – afferma -. In alcune realtà, questo ha portato a una situazione di sovraffollamento, in contesti in cui il personale, di sicurezza ma anche educativo, era già insufficiente. Questo rende difficile la realizzazione di quei percorsi educativi che dovrebbero essere l’aspetto principale all’interno di un istituto penale minorile». Quindi aggiunge: «Un’altra certezza è che assistiamo, da diverso tempo, a una narrazione sempre negativa dei ragazzi, indicati come violenti, rissosi, dediti a sostanze illecite. Questo accade soprattutto quando si parla di minori stranieri. Una narrazione del genere indubbiamente favorisce lo stato di tensione e accende gli animi nelle comunità detentive. Può accadere così che anche chi dovrebbe occuparsi di loro, si dimentichi di essere di fronte a ragazzi e non a mostri. Questo mi preoccupa particolarmente».

Commentando i fatti del Beccaria, alcune associazioni, come Save the Children, hanno invocato una giustizia “amica dei minori”. Di cosa si tratta e, secondo lei, è tutta da costruire? Oppure qualcosa è stato fatto?
La giustizia penale minorile è da sempre fiore all’occhiello del nostro Paese di fronte al resto d’Europa, perché cerca – o almeno, cercava – di evitare che il minore entrasse in carcere, o per lo meno faceva in modo che ne uscisse prima possibile. “Amica dei minori” è quella giustizia che non li fa entrare in carcere e, di fronte al reato, privilegia l’azione rieducativa e di recupero.

A che punto siamo, nella realizzazione di questo percorso?
Da un lato, abbiamo fatto passi indietro, con l’aumento della possibilità che i minori vadano in carcere, una soluzione che invece dovrebbe essere residuale. D’altro canto, però, si sta cominciando a diffondere una cultura della giustizia ripartiva, che è la più indicata per recuperare i minori dopo un reato. Va precisato che la misura riparativa non si sostituisce alla sanzione ma si affianca a questa, con lo scopo di creare consapevolezza in chi ha commesso l’illecito, ma anche di riabilitare la vittima e non farla sentire “dimenticata”. La giustizia riparativa è quindi il percorso da seguire, specialmente con i minori, per questa capacità di creare empatia, fondamentale ai fini dell’abbattimento della recidiva, che è l’obiettivo più importante.

24 aprile 2024