Don Di Medio: alla Garbatella parrocchia «gestita dai giovani»

L’esperienza del parroco di San Francesco Saverio con le voci dei “suoi” ragazzi. Il percorso di discernimento spirituale “Signa Veritatis” e i suoi frutti, da Koinoikia a Sophia

Spot tv e radio, video e articoli – protagonisti anche i periodici diocesani come Romasette.it iscritti alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici) – mettono in luce, nell’ambito della campagna Cei per la sensibilizzazione sul sostegno ai sacerdoti diocesani, l’impegno dei presbiteri e le attività promosse grazie alla collaborazione con i laici. Opportunità per richiamare alla corresponsabilità economica verso l’operato dei sacerdoti diocesani e sentirsi “Uniti nel dono“. Nella campagna di sensibilizzazione si inserisce il racconto di storie dell’impegno di sacerdoti diocesani: a quelle già pubblicate, come la testimonianza di don Romano De Angelis, si affianca oggi l’esperienza di don Alessandro Di Medio, parroco di San Francesco Saverio alla Garbatella, accanto ai giovani.

 

Don Alessandro Di Medio, sacerdote da 16 anni, da cinque è alla sua prima esperienza di parroco a San Francesco Saverio alla Garbatella, «una parrocchia completamente gestita da giovani. Si occupano dell’ufficio parrocchiale, della Caritas, delle pulizie, del catechismo». Nelle parole del sacerdote di origini marchigiane, nato a San Benedetto del Tronto 45 anni fa, la sintesi del suo ministero votato ai giovani, che da un lato «restituiscono collaborazione» e dall’altro «una grande gioia nel constatare che è possibile cambiare in meglio la vita di una persona che a sua volta cambierà il futuro del mondo che lo circonda».

Nel 2010, riscontrata la «mancanza di una proposta autenticamente formativa» per giovani tra i 19 e i 29 anni, ideò Signa Veritatis, un percorso di discernimento spirituale che porta a comprendere ciò che davvero si desidera nel profondo, qual è la propria vocazione e unicità, per mettere poi i propri talenti al servizio del prossimo. Il percorso è stato replicato in varie diocesi italiane e in quei Comuni dove «c’è un’alta percentuale di lavoro di manovalanza, Signa Veritatis rappresenta anche un fattore di evoluzione sociale perché invita i giovani a cercare un approfondimento nello studio per migliorare la propria condizione lavorativa» spiega don Di Medio.

Da questa proposta spirituale, che negli anni ha formato oltre 800 ragazzi, si sono sviluppate a cascata tante altre iniziative. Tra queste “Koinoikia”, che tradotto dal greco significa “casa in comune”. Propone ai ragazzi l’esperienza di vita comunitaria mantenendo regole di vita, dalla gestione dell’appartamento ai momenti di preghiera comunitaria. Attualmente a Roma ci sono sei case di Koinoikia per ragazzi e 3 per ragazze, per complessivi 50 giovani.

In una di queste da due mesi si è trasferito Roberto, 23enne originario di Bergamo. «Questa esperienza di convivenza insegna a volersi bene e a prendersi cura l’uno dell’altro senza essere legati da alcun rapporto di parentela», dice. Ha una laurea triennale in informatica ma durante il percorso Signa Veritatis ha compreso che il suo vero interesse è la psicologia, suo nuovo corso di studi, che lo fa «sentire utile al prossimo». Questa proposta spirituale, dice, ha dato una svolta alla sua vita «rendendola più autentica, più viva, mentre prima era statica».

Da pochi giorni in una casa Koinoikia all’Eur si è trasferita Carlotta, 26 anni. Laureata in Ingegneria meccanica all’Università Roma Tre, se non avesse intrapreso il percorso Signa Veritatis non avrebbe portato a termine gli studi. «Ho capito che quella facoltà era stata ben valutata, che c’era il cuore in quella scelta» dice. È inserita in qualità di tutor di matematica e fisica nella cooperativa Sophia, impresa sociale “figlia” di un gruppo di giovani del percorso Signa Veritatis. «Mi è sempre piaciuto fare ripetizioni – afferma -, sto facendo discernimento per comprendere se non ci sia una chiamata nel contesto dell’accompagnamento».

Tra i promotori di Sophia c’è Marco, 37 anni, laureato in Economia. «Oggi forse lavorerei in una multinazionale, avrei un buono stipendio, ma cercavo qualcosa che desse un senso alla mia vita – racconta -. Quello che ho ricevuto dal quotidiano benessere relazionale con le persone che ruotano attorno alla cooperativa è cento volte superiore a quanto mi aspettavo. Relazioni autentiche e profonde che ti fanno ringraziare quotidianamente il Signore».

Oggi nella cooperativa lavorano 22 persone e decine di collaboratori. Tra i soci c’è Erminia, 31 anni, che si occupa di un progetto pensato per sensibilizzare gli studenti senegalesi sui rischi della migrazione irregolare. «Il mio sogno era quello di lavorare per i Paesi in via di sviluppo e mai avrei immaginato di poterlo fare con ragazzi che avevano i miei stessi valori – dichiara -. Una condivisione di vedute profonda che ci ha portato a creare progetti educativi nelle scuole in Italia e in Senegal».

Cuore di Sophia è il progetto Elpis, dal greco “speranza”, che accompagna i giovani a creare un futuro lavorativo partendo dalle proprie inclinazioni. La responsabile è Federica, 35 anni, origini siciliane. Dopo una laurea in Economia e finanze conseguita a Milano, un lavoro a tempo indeterminato a Madrid, sentiva che «non si era realizzato nulla di quanto studiato, era tutto molto arido nel quotidiano. Ora affiancare ragazzi e ragionare insieme su quello che può essere il percorso migliore per loro e poi vederli realizzati è una gioia indescrivibile – afferma -. Prima non trovavo un senso nella mia vita, ora sono davvero felice». Arianna, 28enne romana, aveva invece un buon lavoro a Parigi. Oggi nella cooperativa si occupa di comunicazione. «La nostra sfida è riuscire a trasformare l’impegno di ognuno in una testimonianza per gli altri – dice -. Vogliamo far capire che è possibile vivere il proprio lavoro come vocazione, liberi da tante dinamiche».

7 dicembre 2023