Non un omaggio alle vittime, né una concessione alla pietà per i morti, ma una presa di consapevolezza, perché quello che è accaduto non accada mai più. È questo il senso del Giorno della memoria, che si celebra ogni anno in ricordo di quel 27 gennaio del 1945, quando le truppe alleate liberarono il Campo di concentramento di Auschwitz. Cuore pulsante delle iniziative per il 2017, la scelta di affermare il valore della vita, «che è il valore supremo, al quale è necessario fare continuo riferimento specialmente in questo complesso e difficile periodo storico».

La presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei) Noemi di Segni ha spiegato così, in conferenza stampa, il programma messo a punto dal comitato di coordinamento per le celebrazioni in ricordo della Shoah della presidenza del Consiglio dei ministri. «Tutte le iniziative – ha detto – hanno un forte riferimento a tale valore». Dalla corsa “Run for Mem”, la prima “corsa per la Memoria” che avrà luogo a Roma domenica 22 gennaio, «incentrata sull’importanza dello sport quale elemento aggregativo per veicolare valori positivi», al convegno su “Legge e legalità” in programma per giovedì 26 presso l’Istituto dell’Enciclopedia italiana, «che nasce per raccontare i diritti negati durante la Shoah».

Ultima tappa, il concerto all’Auditorium Parco della Musica “Serata colorata”, sempre giovedì 26 gennaio alle 20, con musiche composte nel campo d’internamento di Ferramonti di Tarsia, in Calabria. Una serata, ha evidenziato Di Segni, voluta per «ribadire l’importanza dei luoghi minori di detenzione, in cui si verificarono gravi privazioni dei diritti».

17 gennaio 2017