Jatta: «L’arte veicolo di evangelizzazione»

La direttrice dei Musei Vaticani racconta le iniziative in cantiere ma anche la donazione dei frammenti del Partenone alla Grecia e gli scambi culturali. «Ci prepariamo al Giubileo»

La bellezza ispiratrice di pace, i progetti in cantiere, l’arte al servizio della diplomazia e dell’evangelizzazione. Barbara Jatta, dal 2017 direttrice dei Musei Vaticani, ne parla in un’intervista a Roma Sette.

Qual è la situazione dei Musei in termini di visitatori dopo la pandemia?
Siamo molto contenti, non dico che siamo tornati ai livelli del 2019 ma siamo a un buonissimo numero. Di fatto non c’è mai stato un calo particolare nemmeno nei mesi di bassa stagione di febbraio e marzo. Ovviamente, con la Settimana Santa i visitatori sono stati tantissimi.

Iniziative in programma nei prossimi mesi?
Dal 14 aprile tutti i venerdì fino alla fine di ottobre apriremo fino alle 23, con una stagione concertistica all’interno dei Musei compresa nel biglietto d’ingresso a tariffa ordinaria. È una possibilità di girare al chiaro di luna o godendo della frescura serale estiva ed è qualcosa di magico, un momento straordinario che consiglio vivamente. Il sabato chiuderemo alle 20 per permettere una visita prolungata.

E le visite a Castel Gandolfo?
Da qualche settimana abbiamo riattivato il collegamento in treno, sempre il sabato. È un’opportunità straordinaria anche questa per visitare il palazzo pontificio, la villa e i giardini. Soprattutto nel periodo primaverile, estivo e autunnale è una visita davvero meravigliosa, un’esperienza unica.

Avete programmato iniziative in vista del Giubileo?
Ci stiamo preparando su più fronti, con diversi progetti anche con Roma, e soprattutto internamente, per capire come affrontare l’accoglienza di tanti pellegrini che arriveranno per quell’anno. Che in realtà per noi non sarà solo un anno: ci stiamo preparando con alcuni eventi nel 2024 e degli “strascichi” nel 2026, quindi una pianificazione triennale.

Dopo gli scambi culturali con la Cina e la donazione dei frammenti del Partenone ci saranno ulteriori passi nella cosiddetta “diplomazia dell’arte”?
La donazione è stata una tappa importante nel cammino ecumenico. Il Santo Padre li ha donati al popolo greco attraverso le mani dell’arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia Hyeronimus II. Io stessa ho fatto parte della delegazione vaticana che è andata a consegnarli e la ricollocazione al Museo dell’Acropoli al posto dei calchi che avevamo già dato loro è stato un momento bellissimo. Il Partenone in fondo è il simbolo di tante cose, non solo della Grecia ma della democrazia, di un modello al quale si deve guardare. Al di là di questo, ci relazioniamo con tanti Paesi. Dopo la pandemia sono ripresi gli scambi culturali: attualmente abbiamo una mostra a Singapore, altre negli Stati Uniti. C’è attenzione verso tanti Paesi. Il Vaticano è uno Stato universale e quindi è normale che questo avvenga.

Quale ruolo può giocare l’arte in un mondo in cui sembrano prevalere solo i drammi, le brutture, le tragedie come quelle della guerra in Ucraina e in tante altre parti del mondo?
La guerra è distruzione. La vediamo in televisione, potremmo dire per fortuna lontana da noi ma in fondo è vicina. È distruzione di vite, di affetti, di case, di opere d’arte. È una cosa orribile. Il valore della bellezza e di quello che comporta, la creatività delle persone che l’hanno generata possono giocare un ruolo fondamentale di ispirazione alla pace.

Come si evangelizza attraverso l’arte?
Lo insegnano i pontefici di tutti i tempi, dai Papi che hanno commissionato a Michelangelo la cupola di San Pietro e la Cappella Sistina, da Sisto IV a Giulio II, da Paolo III a Clemente VII, e ancora Alessandro VII con il colonnato di Bernini… È il valore dell’arte che i pontefici hanno sempre intuito, capito e utilizzato come veicolo di evangelizzazione. Pensiamo ai Papi del Novecento: da san Pio X, che inaugura la pinacoteca, a Pio XI, che apre i Musei al mondo dopo i Patti Lateranensi con il portone verso l’Italia e consentendo l’ingresso a chiunque, a Paolo VI, che volle dialogare con gli artisti contemporanei, a Giovanni Paolo II, per il ruolo di primo piano che ha dato all’arte anche durante i suoi viaggi, fino a Francesco che utilizza l’arte come mezzo di denuncia: la poetica dello scarto è fondamentale nella sua idea dell’arte nonché la cifra del suo pontificato. Tutto questo dimostra come l’arte sia mezzo di evangelizzazione e divulgazione dei valori cristiani.

14 aprile 2023