Kernberg: la felicità è nella relazione

Uno studioso raffinato e pragmatico, in cui la grande esperienza dell’animo umano si affianca a un buon senso che lo porta spesso a non cercare l’originalità fine a se stessa

È una vita lunga quanto un secolo quella di Otto Kernberg, forse il più importante psicoterapeuta del mondo, intervistato da Manfred Lütz, suo esimio collega nonché teologo di successo, in un libro apprezzabile anche dai non specialisti e pieno di sorprese: Dottor Kernberg, a cosa serve la psicoterapia?, a cura di Vittorio Lingiardi (pp. 235, Raffaello Cortina, 19 euro). Il grande luminare, nato nel 1928 a Vienna in una famiglia ebrea, fu costretto a espatriare poco prima dell’inizio della seconda guerra mondiale, nel momento in cui il nazismo faceva terra bruciata in Europa. Otto passò il confine al Brennero, insieme ai suoi genitori, s’imbarcò a Genova e giunse in Cile dove si laureò in medicina, si sposò, specializzandosi in Psichiatria a Santiago. Presto si rese conto che l’antisemitismo continuava ad essere vivo persino in certi ambienti accademici sudamericani, quindi continuò a emigrare, stavolta negli Stati Uniti.

Intanto la fama dello scienziato cresceva. Oggi viene considerato il massimo esperto di disturbi della personalità legati al narcisismo che, come sappiamo, la dimensione digitale contribuisce ad accrescere. Secondo Kernberg, tuttavia, non dovremmo attribuirne
l’intera colpa ai social media: «Credo che questo fenomeno abbia a che fare con la forte concentrazione di abitanti nelle grandi città, in contesti che favoriscono la povertà, l’uso di droghe, la criminalità e la distruzione delle strutture familiari, fino al punto che i bambini ricevono meno cure materne, a volte crescono per strada, spesso senza genitori o tutt’al più accuditi dalle nonne».

Colpisce in questo studioso, con una grande esperienza dell’animo umano, il notevole buon senso che lo porta spesso a non cercare l’originalità fine a se stessa: pur restando uno spirito raffinato, si dimostra molto pragmatico. Ad esempio, quando l’interlocutore gli chiede come dovrebbe essere una buona educazione, non inventa niente di speciale, limitandosi a postulare un criterio equilibrato e lungimirante: «Non porre mai dei limiti è dannoso tanto quanto proibire qualunque cosa; sono entrambe situazioni che impediscono qualsiasi possibilità di sviluppo». Quali sono le terapie migliori? Quelle che funzionano meglio. Come si raggiunge la felicità? Bisogna entrare in relazione con gli altri.

Assai intriganti appaiono le riflessioni sulla fede. Lütz, autore di un testo assai conosciuto anche in Italia, Dio. Una piccola storia del più grande (Queriniana, 2008), sollecita Kernberg riguardo la presenza amorosa del creatore nel cosmo. Il professore, ancora scottato dalla tragedia della Shoah, nella quale vennero coinvolti quasi tutti i suoi parenti, perlomeno coloro che non riuscirono a fuggire dall’Austria come fece lui, prima elegantemente glissa, poi, a novantadue anni appena compiuti, mostrando l’ammirevole freschezza di un ragazzino, esclama sorridendo: «Ci devo riflettere!».

12 luglio 2021