La forza letteraria di sant’Alfonso

Il tratto distintivo: la variazione ritmica della scrittura. La raccolta “Il Santo Natale”, con le foto dei presepi di don Antonio Maria Esposito conservati nel Museodivino di Napoli

Alfonso Maria de’ Liguori (Napoli, 1696 – Nocera dei Pagani, 1787) attraversò il secolo dei lumi avanzando controcorrente rispetto al pensiero del suo tempo: vescovo, predicatore, fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore, autore di un centinaio di opere teologiche, ascetiche, apologetiche, nonché celebre compositore dell’universalmente noto canto natalizio Tu scendi dalle stelle (derivato da quello napoletano Quanno nascette Ninno), questo grande sacerdote e prosatore italiano raggiunse in certi testi, fatta salva la loro pregnanza spirituale, una innegabile forza letteraria. La quale s’impernia sulla variazione ritmica della scrittura, di stampo antico ma temprata secondo le necessità pratiche che i fedeli richiedevano. Dalla ripetizione percussiva dei concetti cardinali del cristianesimo alla loro scansione quasi aforismatica.

Fra i numerosi possibili esempi citiamo l’Apparecchio alla morte cioè Considerazioni sulle Massime Eterne (1758), Le glorie di Maria (1750) e la Novena del Santo Natale colle Meditazioni aggiunte per tutti i giorni dall’Avvento sino all’Ottava dell’Epifania che abbiamo adesso l’opportunità di leggere in una preziosa edizione, curata da Giacomo Jori e Laura Quadri, intitolata semplicemente Il Santo Natale (Leo S. Olschki, pp. 131, 18 euro). L’introduzione è di José Tolentino de Mendonça, la postfazione di Carlo Ossola. Scorrendo queste pagine auliche ma sempre fresche e financo quasi domestiche nell’affettuosa proclamazione della fede, si resta avvinti alla felicità ieratica degli undici Discorsi, con relative Meditazioni, queste ultime concepite secondo uno schema devozionale.

Il cerimoniere alza gli occhi e chiede: «Ma come, Signore, voi tenete in cielo tanti Serafini, tanti Angeli, e tanto vi accora avere perduti gli uomini?». Passa quindi, avvicinandosi al mistero dell’Incarnazione, a immedesimarsi in Dio: «L’uomo non mi ama, par che dicesse il Signore, perché non mi vede; voglio farmi da lui vedere e con lui conversare, e così farmi amare». Ecco il Bambino, nella dolce esclamazione: «Un Dio che regge il cielo e la terra, aver bisogno d’esser portato in braccio!» Ascoltando san Paolo (Ebrei, 2,17): «Or dice l’Apostolo, che il Verbo eterno affin di avere ancor compassione di noi, volle farsi uomo, capace di patire, e simile agli uomini che sono afflitti dalla compassione, acciocché così potesse non solo salvarci, ma anche compatirci». Senza dimenticare le tribolazioni, il servizio e l’umiltà insite nel Natale: «Un Dio unirsi al fango!».

Il volume è stato arricchito dalle fotografie di Giorgio Cossu dei presepi di don Antonio Maria Esposito, conservati nel Museodivino di Napoli, ai quali peraltro Silvia Corsi ha dedicato uno scritto. Splendide Natività ricavate dentro castagne, conchiglie, quarzi, creta, noci e noccioli, pistacchi, semi di canapa, gusci d’uovo, cozze e perfino un fanale di bicicletta

15 dicembre 2020