La gratitudine del Papa per il lavoro dello Spallanzani

Lettera all’Istituto in prima linea nella lotta al coronavirus. L’infettivologo Antinori: «Epidemia non stabilizzata. Immunità di gregge lontana»

Il mittente è Papa Francesco, i destinatari sono medici, infermieri e operatori sanitari dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani che in questi mesi si prendono cura dei malati di coronavirus. Con un biglietto vergato a mano, recapitato nei giorni scorsi al direttore sanitario del primo “Covid Hospital” italiano Francesco Vaia, il Pontefice esprime a tutto il personale gratitudine e vicinanza, manifestando la convinzione che «solo insieme possiamo farcela». Tanto è stato fatto e si sta facendo.

«La scienza sta dando davvero risposte straordinarie su questo virus nuovo e complesso, del quale sappiamo ancora poco, peraltro in una fase in cui la malattia deve essere simultaneamente gestita e studiata». A dirlo è Andrea Antinori, direttore dell’unità Immunodeficienze virali dell’ospedale intitolato allo scienziato italiano considerato il primo microbiologo e uno dei fondatori della biologia sperimentale. Tuttavia «l’epidemia non è affatto stabilizzata né dominata e anche quando la curva dei contagi comincerà a scendere, il 90% della popolazione sarà suscettibile di contagio».

Numeri alla mano – laddove il bollettino di venerdì 17 aprile dello Spallanzani annunciava la dimissione di 301 pazienti e la presenza nel nosocomio di 137 ancora positivi al virus, di cui 20 con necessità di supporto respiratorio –, Antinori spiega come «l’immunità di gregge è ancora un traguardo lontano».

Considerando infatti i modelli matematici, «è possibile che solo circa il 10% della popolazione italiana sia stata contagiata – dice ancora il medico – e non sappiamo se chi ha avuto il virus beneficerà di una auspicabile immunità naturale, come è ad esempio per il morbillo o la rosolia». La verità, aggiunge il medico, «la sapremo dagli esiti degli studi siero-epidemiologici su campioni significativi di popolazione, e la ricerca virologica ci dirà quanto questa immunità è protettiva nel lungo periodo».

Da qui la necessità di «continuare con il distanziamento sociale anche nella cosiddetta “fase 2”», una volta cioè che gradualmente verranno allentate dal Governo le restrizioni e ci sarà il ritorno alla vita “di prima” ma «alla luce di un principio di cautela che in termini tecnici si chiama mitigazione», aggiunge l’esperto.

In concreto, si tratterà di «convivere con il virus per diversi mesi ancora, con nuove fasi epidemiche, seppure meno forti di quelle vissute fino ad oggi, alternate a fasi endemiche – illustra ancora Antinori –. È impensabile che si possa tornare alla normalità fino alla disponibilità di un vaccino, per il quale ci vorrà almeno un anno». Guardando alla stagione estiva e alla reticenza di molti a «sottostare ulteriormente alle regole che appaiono scomode, aspettandosi da medici e politici soluzioni veloci», Antinori spiega come «traguardi importanti sono già stati raggiunti».

Basti pensare che «in soli due mesi abbiamo avuto a disposizione un tampone diagnostico e dei test anticorpali quando per l’Hiv, negli anni ‘80, trascorsero 5 anni dallo studio di questi strumenti alla loro praticabilità», ricorda il medico che vanta un’esperienza trentennale in ambito epidemiologico. Ancora: «Per la produzione del vaccino va seguita una gradualità che passa attraverso tre fasi, per testarne  non solo l’immunogenicità e l’efficacia preventiva ma anche la sicurezza», sono le parole di Antinori.

Infine, l’infettivologo rileva come «la drammaticità della situazione ha portato alla produzione, nel giro di due mesi, di oltre 5mila articoli scientifici sul coronavirus, indice di una generatività proficua». Altrettanta creatività dovrà essere dimostrata «per la gestione in sicurezza delle prossime fasi – auspica Antinori –. Saranno necessarie grande sapienza da parte del Governo e massima collaborazione dei cittadini». Intanto da domani, nell’ambito della campagna regionale volta a garantire una sorveglianza attiva sulla popolazione sanitaria, l’Istituto Spallanzani avvierà uno studio di sieroprevalenza sul proprio personale che ad oggi registra un tasso di infezioni prossimo allo zero.

20 aprile 2020