Le letture da riscoprire nel mare della rete

Un viaggio da san Francesco a santa Caterina passando per Dante, Manzoni, Petrarca, attraverso il carattere che ha formato il sentimento nazionale

Ci sono tanti tesori nascosti nel grande mare della rete che in questi giorni di solitudine potremmo scoprire restando a casa, a costo zero. Ne indico uno su tutti: la Biblioteca della Letteratura Italiana resa disponibile a ognuno di noi ormai da diverso tempo da Pianetascuola in collaborazione con l’editore Einaudi. I testi comprendono le opere degli scrittori italiani dalle origini fino a Italo Svevo. Basta cliccare www.letteraturaitaliana.net per accedervi. Certo, sarebbe meglio avere vicino una guida in grado di accompagnarci lungo il percorso, per questo esiste la scuola, ma se un avventuriero dello spirito volesse provarci da solo, sarebbe per lui o per lei comunque un’esperienza esclusiva attraverso il carattere che ha formato il sentimento nazionale.

Potremmo intanto leggere il Cantico di frate Sole, composto da san Francesco, per ritrovare la perduta letizia, anche nei momenti più tragici: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra Morte corporale, / da la quale nullu homo vivente po’ skappare». E poi passare al resoconto del viaggio di Marco Polo nelle terre del Gran Khan presente nel Milione. Dante Alighieri sarebbe ovviamente una sosta obbligata, «Era già l’ora che volge il disio / ai navicanti e ‘ntenerisce il core / lo dì c’han detto ai dolci amici addio» ( La Divina Commedia, Purgatorio, VIII). Ma anche se leggessimo soltanto due versi di Francesco Petrarca, ricavati dal Canzoniere, «Solo et pensoso i più deserti campi / vo mesurando a passi tardi e lenti», avremmo comunque tratto vantaggio. È chiaro che in questo periodo il Decameron di Giovanni Boccaccio, I Promessi Sposi e forse più ancora la Storia della Colonna infame di Alessandro Manzoni, acquistano speciale rilievo. Ma il sito indicato ci consente di gettare uno sguardo anche sugli altri grandi maestri, dalla impietosa diagnosi di Niccolò Machiavelli sulla natura umana alla carica fantastica di Ludovico Ariosto, al travaglio tassiano, agli eroici furori di Giordano Bruno, ai dialoghi di Galileo Galilei; dall’utopia di Tommaso Campanella alle visioni prospettiche di Giambattista Vico, al campiello goldoniano, alla fierezza alfieriana.

Con un semplice click possiamo leggere, per fare solo qualche altro esempio, i versi di Carlo Porta e Giuseppe Gioachino Belli, i capolavori di Ugo Foscolo e Giacomo Leopardi, Pinocchio di Carlo Collodi, i Malavoglia di Giovanni Verga, le poesie di Giovanni Pascoli, i Canti Orfici di Dino Campana, perfino La persuasione e la retorica di Carlo Michelstaedter. Fra tante magnifiche offerte, mi piace ricordare, nel tempo di Pasqua, l’inconfondibile voce, appassionata e furente, di Caterina da Siena, Patrona d’Italia insieme al poverello di Assisi, che, rivolta ad alcuni signori di Firenze, così spiegava, nella vibrazione mistica della sua prosa elastica e ferita, il senso da attribuire alla Domenica Santa: «Il sangue dunque ci è fatto bagno a lavare le nostre infermitadi, e gli chiovi ci sono fatti chiave, perocché hanno disserrata la porta del cielo. Dunque, figliuoli e fratelli miei, io non voglio che siate ingrati nescognoscenti a tanto ineffabile amore quanto Dio vi mostra; perocché voi sapete bene che la ingratitudine fa seccare la fonte della pietà. E però questa è la Pasqua che desidera di fare con voi; cioè, che voi siate figliuoli pacifici, e non siate ribelli al capo vostro, ma sudditi e obedienti infino alla morte».

14 aprile 2020